Nel Paese scoppiano le più grandi manifestazioni dal 2022: più di 500 morti e quasi 11mila persone in carcere. La scintilla è economica, ma c’è dell’altro? Il punto del giornalista Michele Giorgio.
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Il video in cui si vedono centinaia di cadaveri avvolti nei sacchi e ammassati nei pressi dell’obitorio di Teheran è diventato il simbolo delle proteste deflagrate nella capitale della Repubblica Islamica e in altre province del Paese.
Ad accendere la miccia è stata l’insofferenza degli iraniani di fronte alla crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese, con la valuta nazionale in crollo verticale: oggi servirebbe infatti circa un milione di rial per acquistare un dollaro statunitense.
Per il giornalista de Il Manifesto Michele Giorgio, però, la narrativa secondo cui il regime di Khamenei starebbe scricchiolando non racconta la verità: "Il regime è ancora molto forte - ha detto Giorgio - magari non nella capitale e nelle principali città, ma certamente ha ancora molta presa nelle zone più remote".
Giorgio ha anche commentato gli ultimi sviluppi in Israele: dal primo gennaio infatti Tel Aviv ha messo al bando 37 ONG tra cui Medici Senza Frontiere e starebbe addirittura programmando un attacco a Gaza per marzo.
A questo quadro si aggiunge l’arresto di Tzachi Braverman, capo dello staff del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, designato come prossimo ambasciatore di Israele nel Regno Unito.
Per Michele Giorgio, "è una vicenda che pone un'ulteriore ombra su un primo ministro come Netanyahu che è già sotto processo per corruzione, per abuso di potere e per frode".
Questa vicenda, soprattutto in un anno in cui Israele dovrà andare al voto, potrebbe anche, unita a tutte le altre, avere un peso nelle decisioni degli elettori israeliani.Michele Giorgio
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