Il governo, gli addetti ai lavori e tanti appassionati della cucina italiana hanno festeggiato il 10 dicembre scorso "una vittoria dell'Italia".
Siamo i primi al mondo a ottenere questo riconoscimento che onora quello che siamo, che onora la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo, non è solo un insieme di ricette, è molto di più. È cultura, tradizione, lavoro, ricchezza.Giorgia Meloni, primo ministro italiano
Secondo Alberto Grandi, docente di Storia dell'Alimentazione all'Università di Parma "quello che oggi viene celebrato e viene riconosciuto dall'UNESCO non è la cucina, ma è in maniera un po' generica e anche un po' discutibile per certi versi, l'attitudine degli italiani al cibo e alla cucina".
L'UNESCO insomma non preserva le ricette di pizza, tiramisù o altre specialità regionali meno conosciute, ma, secondo Grandi, avviene l'esatto opposto: "nel dossier si dice chiaramente che uno degli elementi caratteristici della cucina italiana, e questo è sicuramente vero, è la contaminazione, cioè la capacità di interiorizzare tradizioni e preparazioni che vengono da fuori".
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La mia sensazione è che oggi come oggi all'UNESCO basta presentare una candidatura e un dossier solido per vederselo riconosciuto, e questo sminuisce un po' il valore anche di di questi riconoscimenti.Alberto Grandi, professore di Storia dell'Alimentazione all'Università di Parma
Ad essere ritenuta patrimonio UNESCO non sarebbe quindi, nell'analisi del professor Grandi, la cucina italiana, quanto piuttosto "questa generica propensione degli italiani a far da mangiare bene o di tenerci molto al cibo, il che è anche vero, ma molto recente".
Secondo il professor Grandi, inoltre, "quello che viene riconosciuto è la capacità di cambiare anche, eppure invece noi l'abbiamo in qualche modo cristallizzata nella narrazione, non certo nel riconoscimento".
Il paradosso è che quando fra cinque o sei anni bisognerà fare la revisione del dossier, bisognerà andare a vedere quante pizzerie italiane propongono la pizza con l'ananas o quanti ristoranti fanno la carbonara con la panna.Alberto Grandi, professore di Storia dell'Alimentazione all'Università di Parma

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