Il presidente del Partito Democratico Enrico Letta aveva anticipato per mercoledì 20 luglio "una bella giornata", ma alla sua conclusione l'ha descritta "un giorno di follia".
L'ottimismo della vigilia sulle sorti del governo presieduto da Mario Draghi si è infranto con il cosiddetto "centrodestra di governo" (Lega e Forza Italia) che si è unito al Movimento 5 Stelle nel non votare la risoluzione di appoggio al governo proposta in Senato da Pierferdinando Casini.
IN SINTESI
- La maggioranza dei senatori continua a supportare il governo Draghi.
- La decisione di non votare da parte di Cinquestelle, Lega e Forza Italia rappresenta la fine delle larghe intese che hanno dato il via al governo di Mario Draghi.
- Draghi presenterà le sue dimissioni giovedì 21 luglio.
Il giornalista Carlo Fusi descrive il discorso di Mario Draghi in Senato "molto forte, a tratti anche drammatico", discorso in cui il presidente del Consiglio ha voluto mettere alla prova la tenuta della maggioranza che l'ha sostenuto per oltre un anno.
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Non è escluso che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella tenti di creare un nuovo governo con il parlamento attuale anche se, conferma Fusi, "lo scenario più probabile è quello delle elezioni anticipate".
Rimane preoccupazione per l'instabilità inevitabile che lo scioglimento delle Camere porterebbe, ora che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è in fase di attuazione e da esso dipendono miliardi di Euro in finanziamenti dall'Europa.
Ascolta l'analisi del giornalista Carlo Fusi:




