Domenica 25 gennaio, in seguito a giorni di forte maltempo, la collina su cui sorge il comune siciliano di Niscemi è stata colpita da una frana di enormi dimensioni.
La frana, che presenta un fronte di oltre 4 km, ha costretto quasi 2000 persone ad abbandonare le proprie abitazioni ed è ancora attiva, come confermato dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, il quale ha dichiarato che "l’intera collina sta crollando sulla piana di Gela".
Un fenomeno catastrofico ma non sorprendente, considerando che l’area colpita non è nuova a eventi simili, come spiega il giornalista del Fatto Quotidiano Salvatore Frequente: "Già nel lontano 1790 dei cedimenti erano stati registrati nella zona. Poi, il 12 ottobre del 1997, un fenomeno franoso simile a quello degli scorsi giorni ha interessato gli stessi quartieri. Tra l’altro, nelle mappe della Protezione civile regionale la zona di Niscemi è stata classificata dal 2022 a rischio molto elevato di dissesto geomorfologico".
I magistrati della procura di Gela hanno annunciato un’indagine contro ignoti per disastro colposo e danneggiamento.
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Mercoledì scorso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata nella città siciliana, dove ha presenziato a un incontro con il sindaco Massimiliano Conti, Fabio Ciciliano e altre autorità locali. Al termine dell’incontro, la premier ha dichiarato che il governo agirà in modo celere, ma che è necessario attendere che la frana si arresti per avviare le fasi di messa in sicurezza e ricostruzione.
Quali sviluppi devono dunque aspettarsi gli abitanti di Niscemi? "Molte delle abitazioni non potranno mai più essere abitate e per tutti gli sfollati sono stati previsti dei contributi economici per affrontare i prossimi mesi", spiega il giornalista Salvatore Frequente, "i primi interventi urgenti e necessari sono quelli del ripristino dell’erogazione di luce e gas, la riattivazione dei collegamenti stradali e la riapertura delle scuole".
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