Il 26 aprile del 1986, un guasto al reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl generò il più grave incidente atomico della storia.
Le vittime stimate dall’ONU sono state circa quattromila, oltre centodiecimila gli sfollati. Una catastrofe che arrivò addirittura alle porte dell’Europa: le particelle radioattive trasportate dalle masse d’aria scatenarono il panico persino in Italia.
Nelle zone attorno alla cittadina che è a poche decine di km dal confine tra Ucraina e Bielorussia la situazione è ancora drammatica: "Purtroppo i tempi di dimezzamento delle sostanze radioattive sono molto lunghi, ci vogliono decenni se non secoli", ha dichiarato Angelo Gentili della segreteria nazionale di LegAmbiente che con il Progetto Rugiada offre un rifugio denuclearizzato a tanti bambini.
A distanza di quarant'anni ancora oggi ci sono tantissime persone, bambini, famiglie che vivono nelle zone contaminate, bevono acqua radioattiva, mangiano cibo radioattivoAngelo Gentili, LegAmbiente
Ma in quali problematiche incorrono coloro che sono ancora a contatto con radiazioni? "È una dieta a base di radionuclidi che abbassa inesorabilmente le difese immunitarie, apre le porte a tutta una serie di patologie dei diversi apparati", ha spiegato Gentili: "ma soprattutto la reattività influisce su tutta una serie di patologie tumorali. Il primo tumore su cui i bambini hanno sofferto tantissimo è stato quello tiroideo", ha concluso.
Ogni anno un centinaio di bambini passa un mese lontano dalle zone contaminate nel centro "Speranza", costruito nell'ambito del progetto "Rugiada":"I bambini vengono controllati dal punto di vista medico, ma soprattutto fanno anche un periodo in cui si distraggono, giocano, si divertono, abbiamo la presenza di animatori, non è soltanto una dimensione sanitaria", ha precisato Gentili.
Il centro è stato realizzato grazie a un partenariato bielorusso, tedesco e giapponese, secondo rigorosi principi di ecosostenibilità.
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