Mentre il conflitto in Medio Oriente resta aperto su tutti i fronti, il presidente americano Donald Trump insiste sulla volontà disperata del governo iraniano di trovare un accordo. Il tycoon sostiene che la Repubblica Islamica sia in condizioni critiche e ha avanzato una proposta di intesa articolata in 15 punti.
Teheran nega e smentisce, ma avrebbe risposto al piano di Washington proponendo cinque condizioni. Il quadro resta opaco e le parti sembrano ancora molto distanti, come confermato ai microfoni di SBS Italian da Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto per il Medio Oriente, in collegamento da Gerusalemme.
"La distanza è enorme, perché i 15 punti annunciati da Trump richiedono sostanzialmente la resa dell’Iran, che è ciò che vuole Donald Trump per dichiarare di aver vinto questa guerra. Dall’altra parte, l’Iran ha avanzato a sua volta richieste improponibili per gli americani, come ad esempio il ritiro di tutte le basi militari statunitensi".
Giorgio ha dichiarato inoltre che "però dietro le quinte qualcosa si sta muovendo, e ciò potrebbe evitare un’ulteriore escalation che sarebbe davvero devastante", aggiungendo che "Israele è contrario alla trattativa con l’Iran, vuole continuare la guerra e i bombardamenti. Non si sa però quanto peso abbia in questo momento sulle decisioni di Trump".
E qual è invece la posizione dell’altra parte coinvolta nel conflitto, ovvero quella dei Paesi del Golfo? Michele Giorgio ha spiegato che "da un lato c’è chi sostiene che quanto accaduto spingerà questi Paesi arabi ad adottare un atteggiamento molto duro nei confronti dell’Iran; dall’altro, gli stessi hanno anche capito che l’ombrello di sicurezza americano non esiste e che non esisterà nemmeno quel Medio Oriente a guida israeliana in cui Tel Aviv dovrebbe garantire la sicurezza contro l’Iran e altri nemici".
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