Dopo i pesanti attacchi in territorio iraniano della settimana scorsa, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto una resa incondizionata di Teheran.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian lo ha escluso, offrendo però le sue scuse ai Paesi del Golfo colpiti dalla rappresaglia iraniana.
"Sul terreno non è cambiato nulla, perché gli attacchi contro i Paesi confinanti sono continuati e c'è molta irritazione in diverse capitali arabe", spiega ai microfoni di SBS Italian il corrispondente de Il Manifesto per il Medio Oriente Michele Giorgio.
"Al confine tra Libano e Israele è già cominciata l'escalation", prosegue Giorgio. "Israele ha intimato a centinaia di migliaia di libanesi di fuggire" dalle proprie case nel sud del Paese.
Si inizia poi a farsi sentire l'impatto del conflitto sui prezzi, a causa dell'aumento di gas e petrolio, che, secondo Michele Giorgio, va "a svantaggio soprattutto dei Paesi europei che non hanno queste risorse energetiche, le devono importare".
Per quanto riguarda i Paesi occidentali europei in particolare, ma anche l'Australia, chiaramente c'è una certa cautela nell'imbarcarsi in una guerra.Michele Giorgio, corrispondente del Manifesto per il Medio oriente
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