Rivoluzione, colpo di stato e il caso Regeni: la lettura degli eventi dei dieci anni dai moti popolari in Egitto che portarono alla caduta di Mubarak è complessa e contraddittoria
Dieci anni fa la rivolta popolare iniziata in Tunisia si spostò in Egitto.
Il 25 gennaio del 2001 la popolazione si ribellò contro il regime trentennale di Hosni Mubarak. Inizialmente pacifica, la protesta presto si inasprì con scontri tra polizia e manifestanti.
Le manifestazioni e gli scontri iniziarono al Cairo, estendendosi poi nelle principali città egiziane.
Mubarak rassegnerà le dimissioni l'11 febbraio, aprendo un periodo di grande speranza per l'Egitto, fino ad arrivare al regime del generale Al-Sisi.
E cinque anni dopo le rivolte, il dramma di Giulio Regeni, il ricercatore italiano che viene rapito, torturato e ammazzato proprio durante il quinto anniversario dei moti.
Il regime inizialmente nega, poi depista e poi collabora alle indagini sempre in modo parziale.
Il 29 aprile ci saranno le udienze preliminari per i quattro agenti dei servizi segreti accusati del sequestro a Roma, ma anche il governo italiano ha tenuto nella faccenda una posizione ambigua.
Se da una parte c'è l'impegno nell'affrontare la questione, dall'altra segnali come gli accordi commerciali sempre più stretti o che l'Ambasciatore non sia stato richiamato mostrano una certa ritrosia ad un muro contro muro.
Il corrispondente del Manifesto Michele Giorgio ricorda ai microfoni di SBS Italian gli eventi di dieci anni fa.
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