Sono centinaia le vittime degli attacchi di Israele e Stati Uniti in Iran, un Paese che, privato della sua storica Guida Suprema Ali Khamenei, si trova ora di fronte ad un futuro incerto, tra le tante anime della sua complessa società.
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La guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, è stato ucciso nell’ambito di un attacco congiunto di Israele e Stati Uniti.
Dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, anche la TV di stato iraniana ha confermato la morte di Khamenei e l’Iran ha annunciato 40 giorni di lutto.
Sono in molti in realtà gli iraniani che festeggiano la fine del regime, auspicando un futuro diverso per il Paese, ma ci sono le basi affinché questo accada?
Secondo il giornalista e corrispondente de il manifesto per il Medio Oriente Michele Giorgio, è importante comprendere la complessità della società iraniana.
Bisogna capire che l'Iran non è diviso tra chi vorrebbe un modello di vita e politico vicino all'Occidente e chi invece è aggrappato tenacemente all'idea di una repubblica fondata sull'Islam sciita. Non è esattamente così.Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto per il Medio oriente
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