Il rapporto finale della Royal Commission into Aged Care Quality and Safety, intitolato 'Cura, dignità e rispetto', tratteggia una situazione allarmante, in cui proprio i tre termini scelti nel titolo stridono pesantemente con una realtà fatta di abusi e negligenze profondamente radicati nel sistema.
Basti pensare che solo tra il 2019 e il 2020 sono state fatte 5718 denunce di aggressioni perpetrate all'interno di case di riposo.
La sicurezza dei residenti è uno degli aspetti critici sottolineati dalla Commissione, come anche la difficoltà di accesso a cure adeguate, la qualità insufficiente dei servizi di assistenza e la malnutrizione. Le indagini hanno rilevato che due residenti su tre nelle case di riposo ricevono una nutrizione inadeguata.
Secondo il primo ministro Scott Morrison il rapporto rappresenta un passo nella direzione di un cambiamento culturale necessario per il Paese: “Ringrazio i Commissari perché sono onesti, sanno che non ci sono soluzioni facili”.
Morrison ha formato la Commissione ad ottobre 2018, stanziando 92 milioni di dollari.

I lavori sono stati interrotti dall'arrivo della pandemia di COVID-19 in Australia, e proprio la pandemia ha reso ancor più evidente la necessità di rivedere il settore della cura agli anziani: oltre 600 residenti in case di riposo sono morti a causa del COVID-19 in Australia.
Il rapporto ha preso in considerazione le testimonianze di 641 persone, tra esperti del settore, residenti e familiari per giungere a formulare 148 raccomandazioni, inclusa la creazione di un Aged care Act, una nuova legge sull'assistenza agli anziani che dovrebbe garantire "un diritto universale a supporto e assistenza di alta qualità, sicuri e tempestivi".
Secondo il leader dell’opposizione Anthony Albanese il governo è responsabile della situazione di negligenza generalizzata nel settore: “Abbiamo ascoltato storie orribili sull'incapacità di avere accesso ad un'alimentazione adeguata, sull'incapacità di prendersi cura di problemi semplici, sono stati trovati vermi e formiche nelle ferite di alcuni anziani. Questo è un risultato diretto dei tagli al settore dell’assistenza alla terza età voluti da Scott Morrison”.
Il governo federale australiano gestisce ed è il principale finanziatore di servizi di assistenza agli anziani in Australia. Nel 2018-19 il settore è costato 27 miliardi di dollari, dei quali quasi 20 milioni sono arrivati da Canberra; nel 2019-20, la spesa complessiva per la salute degli anziani è scesa a 21,2 miliardi di dollari.
Oltre ai finanziamenti pubblici gli anziani contribuiscono direttamente alle spese di mantenimento dei servizi, ma secondo le proiezioni contenute nel rapporto, a causa dell'invecchiamento della popolazione in Australia la spesa per i servizi crescerà in maniera maggiore rispetto all'aumento dei finanziamenti pubblici.
A seguito delle conclusioni della Commissione, Canberra ha annunciato questa settimana un finanziamento di 450 milioni di dollari e si sta discutendo l'introduzione di una tassa che possa portare ulteriori risorse al settore.
Joe Caputo, ex-presidente della FECCA (la Federazione dei consigli delle comunità etniche d'Australia), ha accolto positivamente l’annuncio di maggiori risorse, ma ha anche sottolineato l’importanza di fornire più assistenza domiciliare: “si tratta di un importante passo avanti da parte del governo, da anni il settore soffre. Credo che siano due i grossi problemi: i finanziamenti per i servizi a domicilio, opzione che gli anziani preferiscono, e la mancanza di personale che spesso non è sufficientemente preparato”.
“Penso che i finanziamenti sono solo una parte della soluzione”, ha dichiarato a SBS Italian Maria Bunn, che per 15 anni ha diretto il Multicultural Aged Care Service del Western Australia e lavora oggi come consulente statale per i servizi alla terza età.
“Ci sono molti altri aspetti da considerare: il personale deve ricevere corsi di addestramento, non è un lavoro facile per cui lo staff deve essere adeguatamente scelto e preparato ad affrontarlo”.
Il settore australiano sembra basato sul business degli anziani invece che sulla loro cura
Un aspetto sottolineato anche da Gino Antognetti, che da oltre sei anni lavora in strutture per anziani a Melbourne, e racconta la difficoltà degli addetti del settore: “Una situazione che da sempre è stata critica nelle case di riposo. Il settore australiano sembra basato sul business degli anziani invece che sulla loro cura; si basa sugli orari, sui tempi di lavoro non c’è abbastanza personale... La velocità dei servizi deve essere adeguata ad ogni cliente, non puoi correre: non si può fare una doccia veloce, non puoi servire un pasto di fretta perché devi assistere altre 15 o 20 persone. No!”.
Secondo Antognetti la cura degli anziani deve passare dalla possibilità di assisterli tenendo conto della loro dignità, con rispetto, oltre a denunciare anche l’assenza di personale medico nelle case di riposo: “Quando lavoravo in Italia, avevamo sempre un direttore medico in servizio tutto il giorno e uno psicologo. Non c’è una casa di cura [qui] che abbia in servizio permanente uno psicologo”.
Antognetti ha anche sottolineato l'importanza di ripensare ai servizi per gli anziani anche nell'ottica dell'appartenenza culturale e linguistica.
L’unico modo è aumentare la paga oraria, accelerare la burocrazia riguardo agli sponsor e dare la PR [residenza permanente] per lavori come questi, perché c’è urgente bisogno di personale
Una condizione di lavoro molto pesante, come confermato da un altro addetto al settore, che ha preferito rilasciare a SBS Italian la sua testimonianza in forma anonima: “La Commissione Reale deve anche capire che l’unico modo è aumentare la paga oraria, accelerare la burocrazia riguardo agli sponsor e dare la PR [residenza permanente] per lavori come questi perché c’è urgente bisogno di personale”.
Si tratta di un settore nel quale il personale è in gran parte di origine straniera e viene spesso sottopagato, secondo quanto riportato dalla Commissione.
Eppure le conclusioni della Commissione non sono univoche: secondo il presidente della Commissione reale, Tony Pagone, bisognerebbe adottare un sistema indipendente per la coordinazione dei servizi agli anziani, mentre la Commissaria Lynelle Briggs sostiene che il cambiamento debba partire da una riforma interna del Dipartimento di Sanità federale.
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