Si è tenuta domenica (lunedì in Australia) la 98esima notte degli Oscar, presentata dal comico e produttore Conan O'Brien.
"È stata un'edizione sobria, come era prevedibile vista la situazione politica internazionale", spiega Sandra Bordigoni al microfono di SBS Italian. "Tuttavia credo sia stata un'edizione molto interessante, sia per la scelta dei vincitori che per la selezione dei film in gara, perché si trattava di pellicole in grande contrapposizione politica con al centro i temi dell'immigrazione, del razzismo, della guerra".
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One Battle After Another di Paul Thomas Anderson è un libero adattamento, in chiave contemporanea, del romanzo Vineland di Thomas Pynchon. Oltre all'Oscar per il miglior attore non protagonista (Sean Penn, nel ruolo del colonnello Steven J. Lockjaw), la pellicola si è portata a casa altre cinque statuette, tra cui quella per la miglior regia.
Penn non era presente alla cerimonia, sottolinea Bordigoni: "Non va a prendere il premio esattamente come ha fatto Marlon Brando alla fine degli anni '60, in contestazione contro quella che all'epoca era il trattamento dei nativi americani".
"E qui Sean Penn contesta a sua volta la macchina hollywoodiana, però interpreta in maniera fantastica il personaggio di questo militare solitario, rabbioso, razzista", aggiunge.
Sinners di Ryan Coogler, un horror che aveva sbaragliato i record della vigilia con ben 16 nomination, alla fine si è portato a casa "solo" quattro Oscar, tra cui quello per la miglior sceneggiatura originale e quello per il miglior attore protagonista, Michael B Jordan.
Migliore attrice protagonista Jessie Buckley, per il suo ruolo in Hamnet, prima attrice irlandese a vincere in questa categoria, mentre Amy Madigan ha vinto come attrice non protagonista per Weapons. La 75enne attrice di Chicago, con una carriera notevole alle spalle, si è aggiudicata la statuetta a 40 anni dalla precedente nomination.
Simpaticissima, scanzonata, ma comunque visibilmente emozionata Amy Madigan (...) una grandissima attrice, una di quelle attrici che stanno sempre ai margini e che forse meritava di essere ricordata primaSandra Bordigoni
Il film Frankenstein, diretto da Guillermo del Toro, ha vinto tre premi nelle categorie tecniche, tra cui Miglior scenografia, Miglior acconciatura e trucco e Migliori costumi.
Nessuna statuetta invece per Timothée Chalamet, super favorito della vigilia per Marty Supreme, reduce dalle recenti polemiche innescate dalle sue dichiarazioni su opera e balletto, arti a suo dire inutili.
Miglior film straniero è invece Sentimental Value del norvegese Joachim Trier (titolo originale Affeksjonsverdi).
"È un film molto potente, interpretato con grande forza e passionalità", ammette Bordigoni, chiedendosi però se l'altrettanto valido It Was Just an Accident dell'iraniano Jafar Panahi non sia stato penalizzato dall'attuale congiuntura politica.
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