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Referendum giustizia, scosse al governo: il voto riapre la partita politica

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La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni si rivolge ai sostenitori durante un incontro elettorale del partito di destra Fratelli d’Italia (FdI) a sostegno del “Sì” al referendum sulla giustizia, a Milano il 12 marzo 2026. Source: AFP / STEFANO RELLANDINI/AFP

Il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo segna un passaggio politico rilevante in Italia, con effetti immediati sulla stabilità del governo e sull’equilibrio tra maggioranza e opposizione. Le dimissioni di figure chiave e le tensioni interne indicano una fase nuova e incerta.


Il risultato del referendum sulla riforma della giustizia, promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni, ha prodotto conseguenze politiche immediate.

Con la vittoria del "No" e un’affluenza vicina al 60%, il voto ha assunto un significato che va oltre il merito tecnico della riforma.

Come osserva il giornalista Carlo Fusi, “il merito del provvedimento è passato in secondo piano, è stato in realtà un voto sul governo”. In questo senso, il referendum si è trasformato in un indicatore diretto del consenso politico. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Nel giro di poche ore sono arrivate le dimissioni di diversi esponenti dell’esecutivo, tra cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro, la capo di gabinetto Giusy Bartolozzi e la ministra del Turismo Daniela Santanchè.

Il merito del provvedimento è passato in secondo piano, è stato in realtà un voto sul governo
Carlo Fusi

Fusi sottolinea che “era davvero inverosimile che non ci fossero effetti politici” , evidenziando come il voto abbia generato “scossoni negativi sulla maggioranza”. La scelta della presidente del Consiglio di intervenire rapidamente è quindi stata letta come un tentativo di contenere l’impatto politico e riorganizzare l’azione di governo.

Nonostante la crisi, il governo non appare a rischio immediato. Tuttavia, esce indebolito e chiamato a gestire una fase complessa, segnata da tensioni interne e priorità economiche urgenti, in particolare sul fronte energetico.

Clicca sul tasto "play" per ascoltare l'intervista al giornalista Carlo Fusi

Come sintetizza Fusi, l’esecutivo “va avanti sicuramente, certo va avanti molto più ammaccato di prima” . Il referendum apre quindi una nuova fase politica, in cui stabilità e consenso restano incerti.

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