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Referendum sulla giustizia: il voto degli italiani all’estero tra dibattito e ostacoli logistici

Italy's Justice Referendum

Manifesti elettorali su degli autobus a Roma per il referendum sulla giustizia il 24 febbraio 2026. Source: Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images Source: NurPhoto / NurPhoto/NurPhoto via Getty Images

Il 22 e 23 marzo gli italiani votano al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Anche in Australia il dibattito è acceso tra sostenitori del sì e del no, mentre emergono anche le difficoltà logistiche del voto per corrispondenza nelle aree più remote.


Gli italiani all’estero sono chiamati a votare al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, noto come referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Per chi è iscritto all’AIRE in Australia il voto per corrispondenza è già aperto e le schede devono essere restituite entro le 16 di giovedì 19 marzo 2026.

Il quesito riguarda la riforma che introdurrebbe una distinzione più netta tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di organi separati per il loro autogoverno.

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Sul significato del voto e sulle ragioni del sì e del no il dibattito è acceso anche tra gli italiani che vivono in Australia.

Per Vincenzo De Paolis, coordinatore di Fratelli d’Italia in Australia, il sì rappresenta un passo verso una maggiore fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.

“Votare sì significa introdurre una distinzione più chiara tra chi accusa e chi giudica. In molte democrazie occidentali queste due funzioni sono separate proprio per rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia”, spiega.

Di diverso avviso invece è Marco Fedi, primo italo-australiano eletto al Parlamento italiano nel 2006, secondo cui la riforma non affronta i problemi più sentiti dai cittadini.

“Il motivo principale per votare no è che questa riforma interviene sulla Costituzione e sull'equilibrio tra i poteri dello Stato, senza affrontare i veri problemi della giustizia italiana come la durata dei processi, la carenza di personale nei tribunali, l'organizzazione del sistema giudiziario," spiega Fedi.

Il voto degli italiani all’estero riaccende anche il dibattito sulle modalità di voto per corrispondenza.

Silvia Alessandrelli, italiana residente a Wagait Beach nel Northern Territory racconta le difficoltà legate alla distanza e ai tempi della posta: “Sono qua da circa sei anni e non sono mai riuscita a votare.

"I plichi elettorali arrivano sempre con una o due settimane di ritardo, spesso dopo la data delle elezioni”, racconta.

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