Kurt Campbell, responsabile dei rapporti con l’oriente per il National Security Council degli Stati Uniti, ha comunicato al governo Morrison di "stare dalla sua parte".
I rapporti tra Australia e Cina sono gelidi a seguito della richiesta australiana di intraprendere un'inchiesta sull’origine del coronavirus, che ha dato il via a lunghi mesi di schermaglie economiche e politiche culminate con un’escalation di tariffe aggiuntive a prodotti dell’export australiano, dal valore di 20 miliardi
Questa settimana la situazione sembrerebbe arrivata ad un punto di svolta.
Gli Stati Uniti si sono esposti per la prima volta, dall'insediamento di Biden alla Casa Bianca, attraverso la voce di Kurt Campbell, ex funzionario dell’amministrazione Obama e ora responsabile dei rapporti con l’oriente per il National Security Council.
Campbell ha affermato che “i rapporti tra Stati Uniti e Cina non miglioreranno se Pechino non cesserà le sue pratiche economiche intimidatorie verso l’Australia”, parole poi confermate dallo stesso presidente Biden che in un incontro video con Scott Morrison ha dichiarato: “possiamo lavorare insieme per affrontare le sfide globali e regionali, incluso affrontare la Cina, sconfiggere la pandemia Covid 19 e combattere il cambiamento climatico".
Il giornalista Gabriele Battaglia sottolinea che "gli Stati Uniti parteciperanno ad un incontro diplomatico con la Cina in Alaska nel quale presenteranno formalmente le lamentele sulle azioni cinesi, come la riduzione delle libertà a Hong Kong, l'espansione navale nel Mar Cinese meridionale, la pressione economica sugli alleati degli Stati Uniti, le violazioni della proprietà intellettuale e le incursioni nella sicurezza informatica".
"Gli Stati Uniti hanno anche in programma di sondare i funzionari cinesi sui modi in cui i due Paesi potrebbero lavorare insieme su questioni come il cambiamento climatico e la salute globale", prosegue Battaglia al microfono di SBS Italian.
L’obiettivo dell’amministrazione Biden è quello di rafforzare tutti i rapporti di alleanza nelle zone asiatiche e del Pacifico, che erano state trascurate dal presidente Trump, contro il comune competitor cinese.
"La Cina da parte sua dichiara apertamente che non si farà contenere da nessuno", continua Battaglia.
La questione non è solo economica ma soprattutto politica. La scorsa settimana l’ambasciata cinese a Canberra ha minacciato ulteriori danni alle relazioni tra i due Paesi dopo che l’Australia ha concesso un visto al politico pro-Hong Kong Ted Hui Chi-fung.
“Le rappresaglie economiche hanno un chiaro nesso con le questioni politiche, storicamente la Cina fa valere le proprie questioni giocando sul fatto di essere il più grande mercato del mondo, quindi il più appetibile per tutti, e punendo in questo modo chi agisce contro il suo interesse”, precisa Battaglia
"Io non credo che a Pechino si aspettino che l’Australia faccia un passo indietro su queste questioni o cambi registro, ma se almeno il governo Morrison fosse meno esplicitamente a favore degli Stati Uniti e toccasse meno questioni delicate come sulla questione delle origini del Covid e si dimostrasse formalmente meno ostile, allora credo che la Cina sarebbe disposta a delle concessioni molto più ampie di quelle concesse finora", conclude il giornalista ai microfoni di Sbs Italian.
Ascolta l'intervento di Gabriele Battaglia:
Le persone in Australia devono stare ad almeno 1,5 metri di distanza dagli altri. Controllate le restrizioni del vostro stato per verificare i limiti imposti sugli assembramenti.
Se avete sintomi da raffreddore o influenza, state a casa e richiedete di sottoporvi ad un test chiamando telefonicamente il vostro medico, oppure contattate la hotline nazionale per le informazioni sul Coronavirus al numero 1800 020 080.
Notizie e informazioni sono disponibili in 63 lingue all'indirizzo www.sbs.com.au/coronavirus.




