Trump ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social che gli Stati Uniti “farebbero saltare in aria” l’isola di Kharg, strategicamente importante, se i leader iraniani si rifiutassero di raggiungere un accordo.
Ha poi aggiunto che gli Stati Uniti sono in “seri negoziati” con un “nuovo e più ragionevole regime” per porre fine alla guerra.
“Sono stati fatti grandi progressi ma, se per qualsiasi motivo non si dovesse raggiungere a breve un accordo - cosa che probabilmente avverrà - e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente ‘aperto agli affari’, concluderemo la nostra piacevole ‘permanenza’ in Iran facendo saltare in aria e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che finora abbiamo volutamente non ‘toccato’”, ha dichiarato Trump nel suo post su Truth.
La Casa Bianca ha poi indicato una scadenza al 6 aprile per Teheran.
L’isola di Kharg è una piccola isola nel Golfo Persico situata a circa 25–30 chilometri dalla costa iraniana.
Si tratta di un punto strategico, perché gestisce fino al 90% delle esportazioni petrolifere dell’Iran, con una capacità di carico di milioni di barili al giorno.
Negli ambienti americani filtra anche l’ipotesi di un’invasione di terra da parte di truppe statunitensi, che potrebbero prendere di mira porzioni limitate del territorio iraniano, come l’isola di Kharg, snodo fondamentale per il petrolio iranianoGiampiero Gramaglia, ex direttore ANSA ed esperto di questioni statunitensi.
La Spagna ha deciso di chiudere il proprio spazio aereo ai voli militari statunitensi diretti verso il Medio Oriente, prendendo le distanze dalle operazioni americane contro l’Iran.
“La Spagna, oltre a dichiarare pubblicamente che ‘questa guerra non è cosa nostra’, ha anche chiuso lo spazio aereo ai voli americani", commenta Gramaglia.
"Trump ha ribadito la sua percezione dell’inutilità della NATO, anche se trascura il fatto che si tratta di un’alleanza difensiva: in questo caso è l’America ad aver intrapreso un’azione militare contro l’Iran”, continua Gramaglia.
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Dalla Casa Bianca trapela che Trump sarebbe interessato a contattare i Paesi arabi per chiedere loro di contribuire ai costi della guerra: un segnale che indica la volontà di Washington di condividere non solo il peso militare, ma anche quello economico del conflitto, facendo leva sui rapporti strategici con gli alleati della regione.
Sarebbe più logico se fossero i Paesi arabi a chiedere a Trump i danni economici di questa guerra, e non il contrarioGiampiero Gramaglia
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