Dopo una lunga detenzione a Caracas, il cooperante umanitario Alberto Trentini e l’imprenditore Mario Burlò sono stati liberati e nelle scorse ore sono rientrati a Roma. Soddisfazione è stata espressa dal governo italiano, in particolare dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il giornalista Carlo Fusi ha spiegato che la liberazione è stata il risultato di "un intenso lavoro dei servizi italiani, dell’Ambasciata e dei consolati".
Un'operazione complessa, segnata da varie difficoltà. Secondo Fusi, inizialmente il presidente venezuelano Nicolás Maduro "voleva in cambio della liberazione un riconoscimento politico per il suo regime, richiesta respinta dall’Italia".
Le trattative si sarebbero poi complicate ulteriormente "una volta uscito Maduro di scena, perché Meloni aveva giudicato legittima l'operazione che aveva portato all'arresto di Maduro, e poi aveva ricevuto la premio Nobel Machado a Palazzo Chigi", ha commentato Fusi.
La scarcerazione di Trentini e Burlò sembra aver attenuato le polemiche politiche legate proprio alla reazione di Meloni alla cattura di Maduro; reazione che, commenta Fusi, "aveva sollevato polemiche e problemi non solo da parte dell'opposizione, ma anche dentro la maggioranza, portando Meloni a mitigare il proprio giudizio".
Sul fronte interno, fa discutere anche la decisione del Consiglio dei ministri di fissare il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia per domenica 22 e lunedì 23 marzo.
Una scelta che ha suscitato il malcontento del comitato per il No "perché cambia la modalità con la quale sono stati indetti i precedenti referendum costituzionali che hanno fatto passare 90 giorni dal momento del voto alla Camera fino a quando non si svolgono materialmente i referendum", ha spiegato Fusi.
"Si stanno raccogliendo le firme per fare in modo che venga rispettata la data fino ad adesso prevista, cioè appunto i 90 giorni", ha aggiunto.





