Sono passati poco più di due secoli da quando il presidente statunitense James Monroe aveva stabilito quelle che per alcuni sono le basi dell’imperialismo statunitense: da una parte la colonizzazione europea non sarebbe mai più stata accettata e dall’altra gli Stati Uniti di fatto riservavano a sé il controllo dell’intero continente americano, senza accettare ingerenze estere, prima con un riferimento esplicito all’Europa ma poi più tardi estendendo questo rifiuto ad ogni altro Paese.
“In Venezuela comandiamo noi” ha dichiarato l’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump e qualcuno ha voluto aggiornare la dottrina, ribattezzandola in suo onore Donroe.
Dopo l’arresto e la deportazione del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, minacce più o meno esplicite sono arrivate direttamente da Trump o dalla sua amministrazione ai leader di Colombia, Messico e Cuba.
Secondo la giornalista Elena Basso, "la situazione tra Stati Uniti e America Latina è tesissima da quando Trump ha iniziato a governare".
Basso elenca i passaggi che sono culminati con la rimozione di Maduro, ma che hanno attraversato nei mesi scorsi dazi, politiche repressive verso i migranti di origine centrosudamericana negli Stati Uniti e attacchi alle navi accusate di trasportare droga.
Secondo Trump, gli Stati Uniti hanno tutto il diritto di appropriarsi delle enormi risorse naturali che ha l'America Latina.Elena Basso, giornalista




