"La domanda che ci eravamo posti è: visto che gli italiani all'estero hanno il diritto di voto, come può il governo italiano aiutarli ad esercitare questo voto?".
Il ricercatore Matteo Bonotti raccota il punto di partenza della ricerca, che, insieme al lavoro di Chiara De Lazzari e Narelle Miragliotta, analizza il voto degli italiani all'estero, un diritto sancito dal comma 3 dell'articolo 48 della Costituzione italiana nel 2001.
È problematico, per certi versi, continuare a concedere questo diritto agli italiani all'estero, proprio perché spesso non hanno le informazioni e gli strumenti linguistici necessari per esercitarloMatteo Bonotti
Il risultato della loro ricerca è contenuto nel volume Diasporas, Voting and Linguistic Justice. A Study of Second- and Third-Generation Italo-Australians, che è stato presentato la scorsa settimana al Coasit di Melbourne.
Di fronte alla platea, Matteo e Chiara hanno raccontato la loro ricerca, che partendo dalla capacità linguistica degli italiani di seconda e terza generazione offre un panorama poco rassicurante sul futuro del voto all'estero.
Ascolta l'intervista a Matteo Bonotti e Chiara De Lazzari cliccando sul tasto "play" in alto a sinistra
Non sono solo le problematiche linguistiche a impedire un voto consapevole, ma anche come le informazioni vengono ricercate e la loro diffusione.
"Se si vuole continuare a mantenere questo diritto di voto, bisogna anche dare degli strumenti per poterlo fare", commenta Chiara De Lazzari.
"La nostra tesi, che effettivamente la conoscenza dell'italiano non è sufficiente nella comunità, è stata confermata dal nostro studio, perché le persone ci stanno dicendo che hanno bisogno di informazioni bilingue".
La situazione del voto è molto complessa e richiede un lavoro più coordinato a livello di politiche linguistiche, ma anche migratorie e istituzionaliChiara De Lazzari
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