Giovedì scorso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale una delegazione della Nazionale italiana femminile di calcio che ai Mondiali di Francia ha fatto appassionare milioni di persone. Nel suo discorso, il Capo dello Stato ha sottolineato tra le altre cose l'assurda disparità tra uomini e donne nello sport.
All'indomani dell'eliminazione contro l'Olanda, la CT Milena Bertolini aveva definito l'avventura nella Coppa del Mondo un punto di partenza e aveva chiesto agli italiani di non lasciare sole le sue ragazze. Del resto, da Sara Gama a Aurora Galli, da Bonansea a Giuliani, da Linari a Girelli, le protagoniste della cavalcata fino ai quarti sono entrate nell'immaginario collettivo degli italiani.

Ma basterà questo per far uscire il calcio femminile dal ghetto? In uno sport ancora profondamente maschilista e in un Paese che non brilla per le pari opportunità, quante possibilità hanno effettivamente queste atlete di diventare professioniste? E in generale qual è l'eredità dei Mondiali francesi?
Ne parliamo con Marco Terrenato, il giornalista che ha curato i contenuti digitali della Federcalcio e che ha seguito il cammino delle Azzurre a Francia 2019.



