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Come gestire le notizie (pessime) dal mondo e proteggere la nostra salute mentale

Researchers say there are steps people can take to reduce overexposure to the sights and sounds of war on social media and news channels_SBS_AAP_Getty.png

Secondo alcuni ricercatori, esistono misure che le persone possono adottare per ridurre l'eccessiva esposizione alle immagini e alle notizie di guerra sui social media e sui canali di informazione. Credit: SBS/aap/Getty

Ogni giorno siamo esposti a un flusso continuo di immagini e racconti di violenza, che mettono alla prova la nostra salute mentale. Il Reuters Digital Report 2025 mostra che sempre più persone, in tutto il mondo, stanno prendendo le distanze dalle notizie.


La ricerca della Reuters, che dal 2015 monitora 17 Paesi tra cui anche l’Australia, indica che il motivo principale di questa tendenza è l’impatto negativo che le notizie, in particolare la copertura costante di conflitti e guerre, hanno sul benessere mentale delle persone. È quella che gli esperti definiscono “athrocity fatigue”.

La dottoressa Ayesha Jehangir, docente di giornalismo e comunicazione all’Università del New South Wales specializzata in reportage di guerra e conflitti, sottolinea come ci sia una crescente preoccupazione per una possibile desensibilizzazione del pubblico. Ma, precisa, non si tratta semplicemente di disinteresse.

Il Reuters Digital Report evidenzia uno spostamento sempre più rapido verso il consumo di notizie tramite social media e piattaforme video; ne risulta un ecosistema mediatico frammentato che può mettere a rischio il giornalismo basato sui fatti.

Le notizie sulle atrocità, una dopo l'altra, e la conseguente normalizzazione di tali atrocità, possono causare una sorta di "affaticamento da atrocità". Si verifica un graduale intorpidimento emotivo quando il pubblico è ripetutamente esposto a notizie e immagini di conflitti, crisi e sofferenza umana
Ayesha Jehangir

Alexandra Wake, docente di giornalismo alla RMIT University che si occupa di giornalismo orientato alla gestione del trauma, spiega che il giornalismo tradizionale, a differenza dei social media, tende a filtrare le immagini più crude.

A suo parere, questa esposizione continua a immagini potenzialmente traumatiche può anche generare un senso di impotenza, spingendo le persone ad allontanarsi.

Ma quindi quale puo essere la soluzione a questo problema? Smettere di seguire le notizie?

Secondo gli esperti, no. Ma è importante gestirne quantità e modalità di consumo. Wake suggerisce di limitarsi a una fonte affidabile per evitare il sovraccarico.

"Sono fermamente convinto che basti un solo notiziario di mezz'ora la sera, un quotidiano, un programma radiofonico di attualità o anche solo dare un'occhiata online. Molte persone preferiscono informarsi online: basta trovare il proprio canale di informazione tradizionale preferito o una piattaforma di notizie affidabile e limitarsi a leggere lì. È possibile farsi un'idea davvero chiara di ciò che accade nel mondo attingendo a un'unica fonte".

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