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Il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran, strappato all'ultimo dal Pakistan

Traders hold a bannner praising Pakistani Field Marshal Syed Asim Munir and wave Pakistani flags during a rally in support of Iran and Pakistan's military leadership in Hyderabad, Pakistan, 08 April 2026.

Manifestanti con uno striscione che celebra il feldmaresciallo pakistano Syed Asim Munir e sventolano bandiere pakistane durante una manifestazione a sostegno dell'Iran e della leadership militare pakistana a Hyderabad, Pakistan, l'8 aprile 2026. Source: EPA / NADEEM KHAWAR/EPA/AAP Photos

Il Pakistan ha saputo mediare tra Washington e Teheran ed ora ospiterà i colloqui diretti per una conclusione definitiva della guerra: come è arrivato questo Paese ad assumere un ruolo di primo piano nella diplomazia internazionale? E la tregua reggerà, nel percorso verso la fine della guerra?


Nei giorni scorsi Donald Trump aveva minacciato di distruggere l’intera civiltà iraniana se lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto per il transito di petrolio e gas, cruciale nel mercato globale, e poi cosa è successo?

Ad un paio di ore dalla scadenza dell’ultimatum, il Pakistan ha proposto a Stati Uniti ed Iran un cessate il fuoco di due settimane per permettere alla diplomazia di trovare una via d’uscita: pochi minuti dopo è arrivato il sì, prima da Washington e poi da Teheran.

"Il Pakistan storicamente ha un ruolo molto importante nel dialogo tra Washington e Teheran" spiega ai microfoni di SBS Italian Carlo Pizzati, giornalista esperto del subcontinente indiano.

Secondo Pizzati "è stato un uomo in particolare" ad avvicinare Trump al Pakistan "a conquistarlo, a sedurlo nominandolo per il Nobel per la pace, iscrivendo il Pakistan agli eletti del Board of Peace (...) il feldmaresciallo Syed Hasim Munir Ahmed Shah, noto come Munir, che è il vero uomo forte, il generale che controlla tutti gli eserciti e i militari pakistani".

È possibile che Trump e l'America arrivino ad Islamabad venerdì, all'incontro previsto per discutere con l'Iran, con un desiderio molto più forte di quello che pensiamo di mettere fine a tutto questo.
Carlo Pizzati, giornalista

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