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Taiwan-Cina, visita di Cheng Li-wun per il dialogo

KMT Chairperson Cheng Li-wun to visit China

La presidente del principale partito d’opposizione di Taiwan, il Kuomintang (KMT), Cheng Li-wun (al centro), parla durante una conferenza stampa prima della sua partenza per una visita di sei giorni nella Cina continentale, presso la sede del partito a Taipei, Taiwan, il 7 aprile 2026. Source: EPA / RITCHIE B. TONGO/EPA/AAP Image

È iniziato il viaggio in Cina di Cheng Li-wun, leader dell’opposizione a Taiwan, che incontrerà anche Xi Jinping per riaprire il dialogo tra Taipei e Pechino. Secondo Lorenzo Lamperti, la visita rafforza il ruolo del suo partito come interlocutore con la Cina.


È iniziato ieri, 7 aprile 2026, il viaggio in Cina continentale di Cheng Li-wun, leader del Kuomintang, il principale partito d’opposizione a Taiwan, che detiene la maggioranza in parlamento ed è storicamente aperto al dialogo con il Partito Comunista Cinese.

Il viaggio durerà fino al 12 aprile e, nei prossimi giorni, è previsto anche un incontro con il presidente cinese Xi Jinping.

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È importante perché prova a riavviare il dialogo tra Taipei e Pechino e, allo stesso tempo, vuole comunicare ai taiwanesi che il Kuomintang è l’unica reale possibilità di dialogo tra le due sponde
Lorenzo Lamperti, giornalista e direttore editoriale di China Files

Sullo sfondo dell’incontro tra Xi Jinping e Cheng Li-wun, il conflitto in Medio Oriente continua a intensificarsi.

Se da un lato i toni dell’amministrazione Trump si fanno sempre più accesi, dall’altro la Cina continua a presentarsi come promotrice di dialogo e stabilità.

“La Cina mantiene una posizione teorica di neutralità, anche se continua ad avere rapporti con l’Iran, cercando comunque di rimanere un po’ defilata rispetto alle crisi internazionali”, spiega ancora Lamperti, che ha analizzato anche l’impatto della crisi energetica, innescata dal conflitto in Medio Oriente, sugli altri Paesi asiatici.

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Sono Jacopo Iannelli, state ascoltando un podcast di SBS Italian. Oggi ci occupiamo dei principali avvenimenti e aggiornamenti dal continente asiatico e lo facciamo insieme a Lorenzo Lamperti, giornalista e direttore editoriale di China Files in collegamento da Taiwan. Ciao Lorenzo, buongiorno.

Lorenzo ha iniziato oggi, 07 aprile, il viaggio in Cina continentale di Chen Lun, leader del Kuomintang, principale partito di opposizione a Taiwan, con la maggioranza in Parlamento ed aperto al dialogo con il Partito comunista cinese. Il viaggio durerà fino al 12 aprile e nei prossimi giorni prevedrà l'incontro di Chen con il presidente cinese Xi Jinping.

Lorenzo, dici di più sui dettagli di questo viaggio, soprattutto sui suoi obiettivi, anche alla luce della visita a Pechino di Trump, che ora è stata posticipata, probabilmente per metà maggio a causa della guerra in Iran.

Sì, allora intanto bisogna dire che non è casuale il tempismo no, cioè effettivamente questo viaggio di Chen Woon era studiato proprio per essere il più possibile a ridosso del vertice fra Trump e Xi Jinping, tanto che a me risulta che appunto inizi.

Questo questa visita doveva esserci già a metà marzo, è stata poi posticipata di qualche settimana proprio dopo, il rinvio invece della visita di Trump che a Pechino che era inizialmente prevista dal 31 marzo al 02 aprile, poi è stata posticipata appunto per a causa della guerra della guerra in Iran. Perché è importante, allora intanto è il primo viaggio di questo tipo dopo 10 anni, sono 10 anni che è un leader in carica del Gominan,

Non si reca in Cina continentale, e si mira quindi insomma a riavviare il dialogo tra il principale partito d'opposizione, qui a ta- a Taiwan e appunto il partito, il Partito comunista cinese. È importante perché ci sono una serie di obiettivi diciamo da entrambe le parti. allora Per Xi Jinping,

Ci sono diversi elementi, il primo, e mi sembra che questa sia sempre un un elemento che viene trascurato ecco quando si parla di Taiwan, ma per quanto riguarda Pechino la priorità è sempre il fronte interno, cioè, quello che pensano i cinesi, diciamo su quello che sta succedendo.

O non succedendo a Taiwan, cioè incontrare, la leader dell'opposizione per Xi Jinping significa dire ai cinesi che si stanno facendo dei passi avanti sul, su quella che Pechino chiama riunificazione e invece a Taipei, si chiama insomma unificazione.

Questa è la prima cosa, perché sostanzialmente significa dire a Taiwan abbiamo ancora degli amici ecco per semplificare e quindi, possiamo essere pazienti perché il dossier la della riunificazione pacifica è ancora raggiungibile. Questo perché Xi Jinping interessa mantenere il controllo del dossier e non farsi dettare diciamo i tempi, una tabella di marcia da, sensazioni interne o esterne o quant'altro.

Il secondo obiettivo è chiaramente segnalare anche ai taiwanesi che il Gominan sostanzialmente è l'unica scelta possibile per avere un dialogo tra le due sponde dello stretto. Sappiamo che è dal 2016 che il Gominan è all'opposizione, e il Partito Democratico Progressista che è al governo appunto dal 2016, Pechino non ha mai aperto al dialogo con l'attuale governo che considera e ritiene essere un

governo secessionista e quindi insomma significa dire ai taiwanesi che appunto bisogna, devono supportare il Gomin D per avere una possibilità di dialogo. E anche qui il tempismo è significativo, perché comunque arriva in una fase dove c'è una crescente, sono dei crescenti dubbi, intanto sul supporto di Trump, a Taiwan e poi ci sono tutta una serie di conseguenze anche economiche, ovviamente per le varie turbolenze internazionali a partire dalla guerra in Iran.

Il terzo obiettivo anche è segnalare agli Stati Uniti che sostanzialmente Taiwan è una questione interna della Cina, questo è quello che pensa chiaramente il Partito comunista cinese, e che Pechino ha delle sponde a Taipei e dunque non ha bisogno che Trump renda negoziabile questo tema. Perché è interessante questa cosa? Perché Trump effettivamente è stato il primo presidente degli Stati Uniti da decenni, che nelle ultime settimane ha in alcune dichiarazioni sembrava aprire al fatto,

Cioè ha detto sulla vendita di armi a Taiwan ne parlerò con Xi Jinping. Questa è una frase che è stata forse un po' trascurata, ma in realtà denota una possibile svolta storica, perché i rapporti tra Washington e Taipei, seppur diplo-, diplomaticamente non ufficiali, prevedono proprio che Washington non debba non possa, colloquiare con Pechino sul suo supporto difensivo, per l'isola, quindi questo tipo di posizione sembra invece più propria.

Questo ecco quindi Xi Jinping risponde ma abbiamo bisogno ecco non c'è bisogno, non non puoi far pesare come leva negoziale il tema Taiwan nel rapporto con noi. E poi ultimo ultimo obiettivo di Xi Jinping anche raccontare al mondo insomma che mentre gli Stati Uniti catturano Maduro, uccidono Khamenei, insomma sono coinvolti in una guerra in Iran, la Cina insomma persegue i suoi obiettivi con il dialogo questa ovviamente è una narrativa, ecco che vuole far passare Pechino.

E anche far passare come sostanzialmente il problema di Taiwan sia semplicemente legato al governo attuale che c'è a Taipei, perché appunto Pechino ha ancora rapporti positivi con l'opposizione. Brevemente per quanto riguarda invece gli obiettivi della della leader del Gominan a sua volta insomma mira a presentarsi come l'unica in grado di dialogare con Xi Jinping in vista delle elezioni locali del prossimo novembre, che sono poi un po' l'antipasto delle presidenziali del gennaio 2028 via a Taiwan.

E anche poi insomma presentarsi anche allo stesso Trump e agli Stati Uniti come la figura in grado di garantire stabilità, sullo stretto di Taiwan no, quindi evitando un'altra crisi, un altro fronte aperto, di cui Washington certamente non ha bisogno in questa fase. E non a caso mi risulta che dopo il viaggio, in Cina, Chen dovrebbe anche recarsi negli Stati Uniti probabilmente a giugno o comunque entro l'estate.

Passando al tema da te anticipato, ovvero quello della guerra.

Medio Oriente e della posizione della Cina, che continua a presentarsi e promuoversi come portatrice di dialogo e stabilità, mentre invece il conflitto prosegue e i toni dell'amministrazione americana sono sempre più accesi. Il ministro degli Esteri Wang Yi ha inoltre avuto una tenuta una raffica di colloqui con i suoi omologhi dei paesi europei e del Golfo, così come con la vicepresidente della Commissione

europea Kaya Kallas. Aiutaci Lorenzo a fare una panoramica della guerra in corso dalla prospettiva cinese. Quindi, qual è il ruolo della Cina nelle trattative di pace? Quale impatto sta avendo il conflitto sul paese, e quali sono i possibili sviluppi futuri dal punto di vista economico, ma non solo per la Cina?

Sì, allora la Cina come sempre mantiene una posizione di su teorica, quanto meno teorica neutralità.

Dico teorica perché poi comunque chiaramente i rapporti con l'Iran sono molto stretti e l'abbiamo visto anche in queste settimane, cioè gli scambi.

Hai citato giustamente i colloqui che ha avuto il ministro degli Esteri Janini, ha avuti anche più di uno col ministro degli Esteri iraniano. Detto questo, la Cina ha anche ottimi rapporti con gli altri paesi del Medio Oriente e quindi questo le la spinge a cercare di mantenere una posizione equilibrata. La Cina cerca sempre di stare un pochino al di fuori delle grandi crisi internazionali e persegue semplicemente i suoi interessi ecco. Però in questa fase sta spingendo molto sulla

possibile teorica, quanto meno sforzo di mediazione. Questo anche perché è un modo per rispondere a Trump, cioè sappiamo che Trump no aveva insistito, qualche settimana fa sull'invio di navi da guerra sullo stretto di Ormuz no, anche della Cina per proteggere le rotte commerciali, la Cina chiaramente non si farà mai coinvolgere un'iniziativa del genere, però per rispondere ha bisogno di farsi vedere quanto meno disposta a un tentativo di mediazione e proprio per questo, la Cina ha

lanciato un piano di pace in cinque punti insieme al Pakistan la settimana scorsa, più che un piano concreto però bisogna dire che si tratta di principi generali, cioè sostanzialmente viene chiesto cessate il fuoco immediato, avvio dei colloqui, protezione delle infrastrutture civili, di apertura, dello stretto di Ormuz e adesione alla Carta delle Nazioni Unite, ecco. Si tratta di principi, tra l'altro anche già menzionati da Pechino sulla guerra in Ucraina, no? per esempio quella anche del rispetto

della sovranità e dell'integrità territoriale di tutti i paesi. Da capire se, al contrario di quanto accaduto proprio sulla guerra in Ucraina, questo possa tramutarsi in un intervento concreto di mediazione, certamente la Cina vuole far percepire all'esterno che può giocare un ruolo in questo senso. Ed effettivamente il Pakistan, probabilmente diciamo viene usato un pochino come sponda perché il Pakistan effettivamente in questa fase è il paese più attivo anche nel cercare di organizzare i negoziati.

Per quanto riguarda le ricadute, allora ci sono varia chiaramente vari problemi per la Cina a partire dall'approvvigionamento energetico, dall'arriva insomma passa dallo stretto di Ormuz in generale dalle rotte del Medio Oriente, passa circa il 45% delle importazioni di petrolio della Cina, c'è anche un problema più di medio termine, cioè quello di un possibile, crollo o calo dei consumi della domanda globale, chiaramente per un'economia così legata alle esportazioni

come quella cinese, questo è un problema, però ci sono anche varie opportunità varie opportunità perché la Cina diciamo che rispetto in particolare ai suoi vicini asiatici è messa molto meglio intanto perché parlavo no del 45% dell'approvvigionamento di petrolio dal Medio Oriente, ecco per tanti vicini si arriva oltre il 90% in in più diciamo che è la Cina è più pronta degli altri a far fronte allo stock energetico, intanto perché ha scorte interne molto ampie.

L'anno scorso ha aumentato a dismisura gli acquisti di petrolio pro- proprio per rafforzare le riserve petrolifere in vista di potenziali crisi. Ma una catena di approvvigionamento delle forniture molto più diversificate um anche in via terrestre, non solo con la Russia, ma anche con tanti paesi dell'Asia centrale, proprio la set- due settimane fa è stato annunciato un nuovo gasdotto col Turkmenistan, per esempio, e poi c'è la possibilità di intervenire rapidamente sia sui prezzi e sull'export di carburanti,

E o anche altre risorse come tra l'altro Pechino ha fatto e poi non dimentichiamo la potenza della Cina sul settore delle rinnovabili. si investe tantissimo su questo fronte già da diversi anni e probabilmente quello che sta succedendo aumenterà, lo slancio in in questo in questo settore. Tra l'altro delle aziende cinesi stanno già avendo delle ricadute positive, penso in particolare a, i colossi.

Che producono batterie a milioni di litio che sono utili, anzi utili, insomma fondamentali per i data center e per le auto elettriche, ecco i tre colossi principali cinesi hanno guadagnato oltre 70 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, dall'inizio della guerra, e anche le auto elettriche, altro settore in cui la Cina ha una posizione di dominio, sostanziale di dominio, aumentano le esportazioni.

Proprio qualche giorno fa la BYD che è la principale casa automobilistica cinese, ha annunciato che a marzo le sue vendite di auto elettriche all'estero sono aumentate del 65%. Vantaggi anche sul settore finanziario, perché i titoli di stato cinesi stanno emergendo come un bene rifugio in questa fase, evitando la vendita massiccia di debito causata dalla guerra.

E poi ci sono un c'è un altro elemento, cioè tutti questi vantaggi sull'energia, la Cina potrebbe utilizzarli anche come leva politica politico-diplomatica, politico strategica, perché è messa meglio appunto dei suoi vicini. Quindi sostanzialmente in cambio Pechino potrebbe cercare di offrire accordi sull'energia in cambio di, vantaggi a livello politico addirittura territoriale. Pensiamo a Taiwan proprio nelle scorse settimane, il governo cinese ha avanzato.

Una rarissima offerta Taiwan di stabilità energetica in cambio di della riunificazione appunto pacifica Pacifica, Taipei chiaramente non cederà però rientra tutto nel discorso che facevamo prima no, anche di una cerca- un tentativo di penetrazione psicologica ecco diciamo così nell'opinione pubblica taiwanese e invece a livello più concreto sono le Filippine ah che è il primo paese al mondo che ha dichiarato un'emergenza energetica per la guerra.

Il presidente Marcos ha aperto a negoziati con la Cina, sullo sfruttamento congiunto delle risorse nelle acque contese del Mar Cinese meridionale e si tratta di una svolta piuttosto clamorosa, visto che negli scorsi anni ci sono state numerose tensioni tra Pechino e Manila in queste acque con anche

numerosi incidenti. Scusa se ti interrompo, ma partendo proprio dal caso delle Filippine, hai parlato di come la crisi energetica stia colpendo molto fortemente i paesi asiatici, i vicini della Cina.

Soprattutto, quindi come lo stretto di Hormuz continui a rivelarsi un fattore chiave del conflitto, come detto, la Cina se la passa meglio dei suoi vicini, grazie a un rapporto privilegiato con l'Iran, ma come se la stanno passando appunto gli altri paesi asiatici, i vicini della Cina e come si stanno muovendo? Hai citato il caso delle Filippine, ma aiutaci a fare una panoramica anche di altri vicini della Cina. Diciamo che

allora le economie emergenti del sud est,

sono quelle dove le conseguenze sono più evidenti e già molto concrete. Nelle Filippine c'è la crisi di carburante che sta devastando i trasporti, sia per l'aumento esponenziale dei prezzi, in alcuni casi raddoppiati, anche come il Vietnam, per esempio, sia proprio per l'assenza di benzina con file interminabili di auto che non riescono a rifornirsi da pompe spesso vuote, il tutto rischia poi di trasformarsi in una crisi economica generalizzata, perché in alcuni paesi.

rischia un'inflazione sopra il 10% e a pagare le conseguenze sarebbero soprattutto le classi sociali più deboli, in alcuni casi sistemi anche che molte famiglie smettano di mandare i figli a scuola proprio nelle regioni più remote di alcuni territori, penso in particolare a Filippine, e Indonesia. Problemi ci sono anche per il settore industriale e tecnologico che sappiamo insomma ha enorme bisogno di energia stabile, e continua e in tal senso anche paesi in grande ascesa negli ultimi anni come il Vietnam.

sono preoccupati per la stabilità del modello di crescita. C'è poi un altro problema, cioè quello del taglio dei voli che in alcuni paesi è già molto presente e questo chiaramente crea problemi al turismo, che è un settore cruciale per diversi paesi del Sud Est asiatico, a partire dalla Thailandia, dove è già in ginocchio invece una delle industrie più fiorenti del paese, cioè quella della pesca, con metà della flotta thailandese che si trova ferma ai porti proprio per l'aumento di benzina. I paesi stanno già.

gli obiettivi di crescita e si procede poi con una serie di misure immediate per cercare di contenere questa crisi, bisogna vedere quanto efficace. L'Indonesia, per esempio, sta destinando una quota crescente del bilancio statale ai sussidi energetici, riducendo dunque gli altri investimenti, è stato per esempio, tagliato il piano di pasti scolastici gratuiti destinato a 60 milioni di bambini e si trattava del progetto di punta del presidente Prabowo Subianto.

energetico in diversi paesi c'è una ripresa delle centrali elettriche a carbone, con conseguenze sulle emissioni, chiaramente, e nel medio periodo si punta anche a nuovi progetti sul nucleare civile, poi da non trascurare anche gli effetti politici, perché molti governi hanno riavviato o aumentato le importazioni di energia dalla Russia. I problemi tra l'altro arrivano anche sulle economie più sviluppate dell'Asia orientale, penso in particolare al Giappone e.

Corea del Sud, in Giappone, insomma, dopo aver ordinato il rilascio di parte delle riserve strategiche di petrolio, Tokyo ha annunciato sussidi sui prodotti energetici per limitare i prezzi della benzina che sono saliti a livello a livelli record, ma intanto aumenta anche la pressione al ribasso sullo yen a causa delle preoccupazioni legate ancora una volta al commercio e al turismo che sono un po' i pilati dell'economia giapponese e iniziano anche a mancare,

Alcuni beni essenziali come per esempio i pannolini, c'è un problema sui pannolini in questo momento in Giappone, in Corea del Sud si sta aumentando anche qui la produzione elettrica da carbone nucleare per ridurre l'impatto dello shock energetico ed è stato annunciato anche un pacchetto di sostegno finanziario da 1 miliardo di dollari per i settori più colpiti e anche una stretta sulle esportazioni di nafta che è fondamentale per l'industria dell'auto.

Che è un altro settore che viene colpito in questa fase che è fondamentale per l'economia di Giappone e quella del Sud. Questo porta tra l'altro come conseguenza anche tutti questi paesi, a trattare più o meno direttamente con l'Iran per il passaggio delle loro navi sullo stretto di Ormuz, e proprio negli ultimi giorni abbiamo visto una serie di una serie di accordi più o meno manifesti. Sono passate alcune navi giapponesi, per esempio, e il ministro degli Esteri iraniano ha parlato appunto di, trattative a livello governativo.

Con Tokyo, Tokyo insomma fin qui non ha mai confermato anche perché è in una posizione un pochino particolare, essendo un alleato degli Stati Uniti è un paese G7, ma è l'unico sostanzialmente che ha mantenuto un rapporto, più o meno amichevole con con l'Iran proprio per cercare di ridurre l'impatto di queste problematiche di cui abbiamo parlato. E anche in Corea del Sud molti media insistono sul fatto che anche la Corea del Sud stia avanzando dei colloqui con l'Iran, il governo per ora su questo punto smentisce.

domanda, cambiando argomento, nel frattempo la NASA ha lanciato la missione Artemis due, che segna un momento cruciale, diciamo nella nella corsa allo spazio, che sembrerebbe esserci con la Cina, mentre appunto entrambe le nazioni competono per questa sorta di supremazia lunare. Come è stata trattata la notizia in Cina, se è stata trattata e quali sono le mosse e i piani di Pechino in quel campo?

Mah allora la Cina diciamo che sì, è stata menzionata la notizia, ma la Cina sostiene insomma che il suo programma sarà quello più corposo, ampio e ambizioso perché insomma la Cina punta a diventare una potenza spaziale leader entro il 2030, ci sono diversi risultati che negli scorsi anni, mentre gli Stati Uniti erano un pochino no, diciamo impantanati forse su questo fronte, la Cina ha portato avanti in particolare la missione Changi a riporto.

campioni dal lato nascosto della Luna nel 2024, si tratta di un traguardo definito storico, dalla Cina, il piano prevede anche tra l'altro un allunaggio con equipaggio, sarebbe la prima volta chiaramente per la Cina, entro il 2030. Ci sono diverse missioni che sono state portate avanti su Marte, insomma la Cina su questo fronte investe molto investe da tempo e soprattutto ha un sistema molto integrato di.

Diciamo fra statale e civile un po' come le accade no sugli altri comparti dello sviluppo e dell'ammodernamento tecnologico legato alle forze armate non solo al al programma spaziale è vero però che è da è da sottolineare che negli scorsi mesi ne abbiamo anche parlato no, ci sono state diverse purghe diciamo a livello al all'interno dell'esercito cinese, anche a livello apicale e nelle scorse settimane forse è passato un pochino più inosservato, ma ci sono state altre.

Indagini aperte contro figure importanti proprio all'interno dell'industria di quel di quel di cui diciamo di quegli snodi cruciali del, che si occupano dell'ammodernamento tecnologico anche per il settore aerospaziale, quindi, non è nemmeno da escludere che ci possa essere qualche battuta d'arresto o rallentamento, anche in questo senso, perché poi sappiamo che per Pechino, alla fine per il Partito comunista cinese la priorità è sempre quella politica e quella della stabilità del sistema politico interno del.

quindi tutto il resto viene diciamo subordinato a questo. Gli obiettivi sono ambiziosi, ma insomma ecco, in una fase politicamente così densa e stiamo ci stiamo avvicinando al 2027 al ventunesimo congresso del Partito comunista cinese che potrebbe dare, un teorico storico quarto mandato a Xi Jinping, ecco, anche non è da escludere che ci siano rallentamenti su altri fronti.

Grazie a Lorenzo Lamperti, giornalista e direttore editoriale di China Fires. Ciao Lorenzo, a presto.

Grazie a voi.

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