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Pechino: "No alla guerra, sì allo sviluppo economico globale"

14th National People's Congress (NPC)

Durante le "Due Sessioni", Wang Yi, il ministro degli Esteri e capo della diplomazia del Partito Comunista Cinese, ha presentato i principi della politica estera cinese. Source: SIPA USA / Xie Huanchi/Xinhua/Sipa USA/AAP Image

Mentre il conflitto in Medio Oriente si intensifica, la Cina mantiene una posizione defilata, promuovendo la de-escalation e il dialogo. Nel frattempo Donald Trump ha richiesto il rinvio del summit previsto con Xi Jinping.


La guerra in Medio Oriente continua a intensificarsi, influenzando gli equilibri geopolitici ed economici globali. Qual è il ruolo di una delle principali potenze mondiali, la Cina, in questo conflitto?

La scorsa settimana, durante i lavori delle "Due Sessioni", l’evento politico annuale più importante per la Cina, il ministro degli Esteri e capo della diplomazia del Partito Comunista Cinese, Wang Yi, ha dichiarato che "la guerra non sarebbe mai dovuta scoppiare e che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi vanno rispettate".

Lorenzo Lamperti, giornalista e direttore editoriale di China Files, in collegamento da Taiwan, ha spiegato che, "sebbene la Cina abbia chiaramente preso una posizione di condanna a livello retorico degli attacchi di Stati Uniti e Israele, allo stesso tempo non ha un rapporto di alleanza né alcun obbligo di supporto militare o difensivo con l’Iran. Quindi, per quanto riguarda il conflitto in corso, la Cina non ha alcuna intenzione di farsi trascinare al suo interno".

Clicca sul tasto "play" in alto per ascoltare l'intervento di Lamperti

In cima alle priorità degli interessi cinesi c’è l’energia, in particolare il petrolio, visto che la Cina importa dall’Iran circa il 13% delle sue importazioni totali di greggio, una cifra che arriva a circa il 45% a livello regionale.
Lorenzo Lamperti, giornalista e direttore editoriale di China Files

In seguito allo scoppio del conflitto, molti Paesi sono stati colpiti dalla crisi energetica. Sotto questo punto di vista, il giornalista Lorenzo Lamperti ha spiegato che "la Cina in realtà è messa molto meglio di tanti altri, in particolare dei suoi vicini asiatici, a partire da Giappone e Corea del Sud, gli alleati asiatici degli Stati Uniti".

Gli Stati Uniti hanno annunciato il rinvio della visita a Pechino del presidente Donald Trump per incontrare il leader cinese Xi Jinping, prevista per fine marzo.

Inizialmente Trump aveva lasciato intendere che la sua decisione fosse legata al rifiuto di Pechino di intervenire per sgomberare lo stretto di Hormuz, come richiesto da Washington, per poi fare marcia indietro e dichiarare che il meeting è stato posticipato semplicemente perché gli Stati Uniti hanno una guerra da gestire.

"È chiaro che la Cina non invierà mai navi da guerra coinvolgendole in un’iniziativa a guida americana, anche perché, da una prospettiva cinese, è evidente che la situazione è stata creata proprio dagli attacchi di Stati Uniti e Israele. Gli Stati Uniti non possono quindi pretendere che ora il loro principale rivale strategico corra in loro soccorso, peraltro dopo che nel mirino è finito un loro partner", ha concluso Lamperti.

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