Il conflitto in Medio Oriente si è intensificato su tutti i fronti in seguito al bombardamento israeliano del giacimento di gas iraniano di South Pars, il più grande bacino di gas naturale al mondo. Teheran ha risposto colpendo l’hub energetico di Ras Laffan, in Qatar, e l’Arabia Saudita.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non erano a conoscenza del piano di Israele di colpire il giacimento e ha minacciato di farlo esplodere se Teheran continuerà i suoi attacchi contro il Qatar. Una situazione che ha già portato all’aumento dei prezzi del petrolio e che, secondo il giornalista ed ex direttore dell’ANSA Giampiero Gramaglia, potrebbe peggiorare l’attuale crisi energetica.
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"C’è chi preconizza una prolungata carenza globale di gas che potrebbe protrarsi, dicono alcuni esperti, per mesi o addirittura per anni, con un impatto ancora imprevedibile sugli approvvigionamenti e sui costi energetici".
L’escalation è scaturita dai bombardamenti sul giacimento di gas da parte di Israele, che nel frattempo ha intensificato anche gli attacchi in Libano e continua l’opera di eliminazione dei vertici del regime iraniano.
Nei giorni scorsi, il direttore del Centro nazionale antiterrorismo americano, Joe Kent, ha dato le dimissioni dal suo ruolo, sostenendo che gli Stati Uniti sarebbero stati trascinati nel conflitto da pressioni israeliane.
"Una buona fetta degli americani comincia a chiedersi chi comanda, perché effettivamente l’azione su South Pars, che gli americani fossero stati informati o meno, sembra andare in rotta di collisione con gli interessi americani nel tenere basso il prezzo del petrolio", ha spiegato il giornalista Gramaglia.
Il prezzo del petrolio è un punto chiave per l’amministrazione Trump in questo momento, in quanto principale fattore di preoccupazione per l’opinione pubblica americana in merito al conflitto in corso, come confermato da Gramaglia.
"I sondaggi dicono che l’opinione pubblica americana, da una parte, non è così coinvolta dal conflitto perché non ne percepisce un pericolo immediato per gli Stati Uniti, ma è in netta maggioranza contraria alla guerra perché molto colpita dall’aumento del prezzo della benzina".
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