Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo aver richiesto l’intervento di diversi altri Paesi per contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz, ha minacciato la NATO di un futuro “molto negativo” se gli alleati degli Stati Uniti non offriranno assistenza.
È una situazione complicata, spiega il giornalista ed ex direttore dell'ANSA Giampiero Gramaglia, dato che "la chiamata alle armi del presidente Trump è a sostegno degli Stati Uniti che hanno avviato una guerra non solo senza consultarsi con gli alleati europei, ma chiaramente in contrasto con gli interessi economici degli stessi".
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Quali sviluppi attendersi dunque? Secondo Gramaglia "se Trump minaccia conseguenze serie, penso che l'Europa possa anche aspettare di vedere quali saranno, perché questo è un vicolo cieco in cui Trump è andato a infilarsi, con la sua decisione di aggredire l'Iran senza nessun coinvolgimento degli alleati europei che forse avrebbero provato a distoglierlo".
Una pressione, quella statunitense, forse dovuta al desiderio dell'amministrazione Trump di concludere il prima possibile un conflitto che sembra essere sfuggito al pieno controllo statunitense, spiega Gramaglia.
La percezione è che Trump abbia fretta di dichiarare vittoria e di cessare l'aggressione all'Iran, che logora la sua immagine e la sua popolarità, stando ai sondaggi e all'andamento dei prezzi, in particolare quello della benzina nei distributori statunitensi.Giampiero Gramaglia, giornalista ed esperto di vicende statunitensi
Ed è proprio il fattore energetico quello su cui sembra puntare l'Iran, in questa sfida su due fronti in cui "da una parte abbiamo la guerra delle bombe e dei missili, dall'altra abbiamo la guerra economica ed energetica, che è quella con cui Teheran spera di avere alla fine in qualche modo ragione dei suoi aggressori", spiega Gramaglia.
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