Groenlandia e Stati Uniti, le tensioni viste dalla capitale Nuuk

Trump and Frederiksen

Il presidente americano Donald Trump e la Ministra di Stato danese Mette Frederiksen. Source: AFP / CHARLY TRIBALLEAU MICHAL CIZEK/AFP

Gli Stati Uniti minacciano di invadere la Groenlandia. Il giornalista Alex Maxia, attualmente a Nuuk, analizza gli eventi e i possibili sviluppi.


L'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha motivato l'annessione della Groenlandia con ragioni di sicurezza nazionale, rendendo noto che, se necessario, sarebbe pronta ad attuare il piano tramite l'utilizzo della forza militare.

La Groenlandia è parte del Regno di Danimarca, è l'isola più grande del mondo (ma ha solo 56 mila abitanti circa) e si trova geograficamente in prossimità degli Stati Uniti, con i quali intrattiene rapporti da lungo tempo.

Ma allora perché questa urgenza da parte degli States di voler acquisire il territorio groenlandese? Secondo Alex Maxia, corrispondente per i paesi nordici dell’Ansa attualmente in Groenlandia, le ragioni sono molteplici.

"Innanzitutto ci sono le terre rare. Ma c’è anche un altro aspetto molto importante: la posizione della Groenlandia, soprattutto adesso che, con il riscaldamento globale, i ghiacci si stanno ritirando, e quindi si aprono rotte navali nell’Artico che potrebbero essere più brevi per collegare la Russia e la Cina al continente americano".

L’importanza della Groenlandia sotto il profilo della sicurezza nazionale statunitense non dovrebbe dunque sorprendere, "ciò che sbalordisce le popolazioni locali è il fatto che Trump, a più riprese, stia insistendo nel volerla prendere, comprare, dominare: qualcosa che i groenlandesi non accettano", spiega Alex Maxia da Nuuk, la capitale del territorio conteso.
La Ministra di Stato danese Mette Frederiksen ha reagito alle dichiarazioni giunte dalla Casa Bianca avvisando che in caso di azione statunitense sulla Groenlandia, la NATO cesserebbe di esistere.

"Se gli Stati Uniti dovessero prendere la Groenlandia con un intervento militare, come Trump ha minacciato più volte [di fare], allora si perderebbe quella fiducia che è alla base della NATO, perché l’Alleanza serve come deterrente per garantire la sicurezza di tutti i membri. Però, se un membro attacca un altro membro, allora c’è una divisione, una rottura gigantesca", spiega Maxia.
La prossima settimana si terrà un incontro trilaterale tra il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, quello groenlandese Vivian Motzfeldt e il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio, per discutere della situazione. Dialogo che secondo Maxia potrebbe aiutare ad abbassare i toni.
C’è comunque abbastanza flessibilità e c’è anche abbastanza fiducia negli Stati Uniti, che hanno costruito un rapporto con i groenlandesi per moltissimi anni, da quando li hanno protetti durante la Seconda guerra mondiale fino ai tempi più recenti, in cui la loro presenza c’è sempre stata.
Alex Maxia, corrispondente per i paesi nordici dell’Ansa
Una possibile soluzione alle tensioni che farebbe indubbiamente piacere agli abitanti della Groenlandia.

"Loro vorrebbero tornare alla pace e alla tranquillità", commenta Maxia, "solitamente l’inverno è un periodo abbastanza tranquillo, con poche ore di luce e molto silenzio. Adesso, invece, c’è tutto questo brusio, tutto questo parlare di geopolitica… la gente vuole semplicemente che questo episodio svanisca e che si torni alla normalità".

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