La vita di Annibale Migliucci è segnata dal teatro, diventato per lui una vera e propria missione culturale. Dopo l’esperienza di “Gianni Schicchi”, lo spettacolo che lo aveva consacrato, Annibale mise in scena commedie di grande successo, come 'Se devi dire una bugia, dilla grossa' di Ray Cooney, adattata in italiano con l’autorizzazione dell’autore.
“Non è che i soldi si trovassero per terra – racconta Annibale a SBS Italian – dovevo faticare per avere sponsorizzazioni. Fortuna che ci sono state istituzioni come l’Istituto Italiano di Cultura, il Consolato e anche imprenditori privati che ci hanno sostenuto”.
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La passione però non si misura solo nei numeri. Restano nella memoria episodi dietro le quinte, come quando interpretava due ruoli nei 'Gemelli Veneziani' e, in una corsa frenetica tra un costume e l’altro, dimenticò di togliersi gli occhiali, scatenando le risate del pubblico.
O ancora, l’improvviso vuoto di memoria durante 'Le ultime lune' di Furio Bordon, superato con l’aiuto di un amico dietro le quinte e l’applauso caloroso degli spettatori.
Il teatro ti insegna la psicologia, la diplomazia, persino l’ipocrisia. Ti aiuta a capire le persone, a distinguere chi è sincero e chi no. È stato tutto per meAnnibale Migliucci
Il legame con la comunità italo-australiana è stato costante. Migliucci ha sempre scelto di recitare in italiano, rifiutando i dialetti: “Io non ho un dialetto, e volevo che il pubblico capisse che il teatro italiano poteva vivere anche qui”.
Le soddisfazioni arrivavano dagli occhi e dagli applausi degli spettatori, dagli abbracci a fine serata.
Con la sua compagnia, formata da attori spesso esordienti scoperti quasi per caso, Annibale ha costruito un gruppo coeso, capace di portare in scena Goldoni, Dario Fo e altri autori. Una passione condivisa anche con la moglie Santina, sempre al suo fianco tra opere e spettacoli.
Per il suo impegno culturale, Annibale Migliucci ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. “Non era importante per me, ma per mia moglie e i miei figli è stato un riconoscimento che sentivano meritato”, spiega.
Oggi, guardando indietro, Annibale definisce il teatro come la sua scuola di vita: “Ti insegna la psicologia, la diplomazia, persino l’ipocrisia. Ti aiuta a capire le persone, a distinguere chi è sincero e chi no. È stato tutto per me”.
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