Small Business Secrets: Gabriele Rota, dal retail alle mani in pasta

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Il bergamasco Gabriele Rota. Credit: courtesy of Gabriele Rota

Gabriele Rota ci racconta il suo percorso: dalle complicazioni del periodo Covid che l’hanno riportato per un po’ in Italia, al suo ritorno “Down Under”, dove sono nati un amore e l’idea di aprire un piccolo ristorante, che ha poi trasformato in food truck.


A Wagga Wagga, nell'entroterra del NSW, c'è un angolo di Bergamo, grazie a Gabriele Rota e al suo nuovo business che vende pasta.

Dopo aver lavorato nel settore della ristorazione già in Italia, Gabriele è arrivato in Australia dove ha lavorato a Sydney all'Hard Rock Cafe, ma ha abbandonato poi la cucina per dedicarsi temporaneamente al mondo del retail e della moda, che l'ha portato anche a incontrare personalmente Giorgio Armani.

Nel 2020 è però subentrato il Covid: "la mia attuale moglie e allora fidanzata mi disse 'ma perche non vendi pasta?'", ricorda Gabriele al microfono di SBS Italian. Nonostante i suoi dubbi iniziali, Gabriele si è lanciato in questa nuova attività, vendendo prima ad amici e parenti e poi inserendosi nei farmers' markets.

Per garantire l'eccellenza dei suoi prodotti Gabriele aveva un'arma segreta: la mamma, sempre disponibile per consigli. "Volevo essere sicuro che le ricette fossero all'altezza di quello che fanno mia mamma e mia nonna", ammette il bergamasco.

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Gabriele Rota ha trovato casa a Wagga Wagga, nel NSW. Credit: Gabriele Rota

"Ci siamo poi definitivamente trasferiti a Wagga Wagga per motivi familiari", prosegue Gabriele, "ed è poi nato lì Pota Pasta come ristorante e caffè". Dopo qualche tempo però, insoddisfatto da come andavano gli affari, ha deciso di cambiare location, e infine di cambiare business model, passando ad un food truck.

Preparo tutto sul posto e facciamo tutto noi
Gabriele Rota

"L'idea era poter essere prenotabile e poter andare io dalle persone", spiega Gabriele, che ora si sposta anche altrove, anche a Sydney o Melbourne, per fare eventi o catering.

"La problematica maggiore è lavare le padelle", ammette, "nel food trailer c'è molto meno spazio", ma con un po' di organizzazione si può ovviare agli spazi ridotti, e la clientela è soddisfatta. Gabriele può conciliare le prenotazioni con un lavoro part time altrove, continuando nel frattempo a sognare.

"Punto ad avere una o più focaccerie in Australia".

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