Gli studenti internazionali a cui viene rifiutato il visto non potranno più presentare ricorso contro la decisione con un'udienza in cui sono presenti di persona.
Questo perché il governo sta accelerando le revisioni del tribunale dopo essere stato sommerso da quasi 50.000 casi di studenti già presenti in Australia che contestano il rifiuto del loro visto.
La legge approvata la scorsa settimana riguarda i visti temporanei, tra cui il visto studentesco, mentre restano esclusi i visti permanenti e umanitari.
In attesa della data ufficiale di entrata in vigore, la legge introduce un meccanismo che consente al Tribunale di Revisione Amministrativa di decidere alcuni ricorsi senza convocare il richiedente per un’udienza orale.
"L'intenzione del governo è anche quella di eliminare gli studenti che palesemente approfittano di questa possibilità per estendere il loro visto", racconta l'agente di immigrazione Emanuela Canini a SBS Italian.
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Il cambiamento incide soprattutto sui casi di rifiuto legati al criterio del “genuine student”, quando il dipartimento dell’Immigrazione ritiene che il richiedente non sia uno studente autentico.
Prima della riforma, chi faceva ricorso aveva la possibilità di presentarsi davanti al giudice per spiegare la propria posizione, mentre ora questa opportunità potrebbe non essere concessa.
"È innegabile che il sistema sia al collasso. I 50.000 ricorsi sono un blocco che paralizza l'intero sistema", spiega Canini.
"Molti di questi ricorsi sono effettivamente 'tattici', presentati da chi vuole solo restare un anno in più per lavorare o per avere tempo di trovare un'altra strada come percorso di residenza permanente".
Ma allo stesso tempo i rischi nascosti dietro a questa riforma potrebbero causare altri problemi.
"Se il tribunale può decidere senza un confronto, la discrezionalità del singolo funzionario aumenta vertiginosamente: c'è un rischio reale di giustizia sommaria, il pericolo è che per rincorrere la velocità e smaltire le quote bibliche si finisca per sacrificare il diritto a una difesa equa", commenta Canini.
Si tratta di un bisturi per rimuovere chi abusa del sistema e liberare spazio per chi ha ragioni legittime, tuttavia il rischio di una discrezionalità incontrollata è altissimoEmanuela Canini
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