Quando era ancora a Trieste, prima di emigrare verso l'Australia con la sua famiglia, Domenico De Clario incontrò per la prima volta Vincent Van Gogh sui banchi di scuola: "il professor Biasini, il mio maestro, ci aveva mostrato un libro la mattina che, coincidentalmente, era il mio compleanno - avevo otto anni - e ci ha mostrato questo libro in cui una pagina raffigurava un quadro di Vincent, che era appunto un quadro di Arles, del fiume Rodano".
Il dipinto suscitò una forte emozione nel piccolo scolaro, e il maestro gli propose di scrivere una lettera rivolta all'artista.
Il professore mi ha detto: 'Ma perché non scrivi due righe a Vincent che forse ti calmerai?'. E infatti ho scritto una lettera che ho tenuto con me da quel momento in poi, per qualche ragione.Domenico De Clario
Da allora Domenico ha scritto altre lettere a Van Gogh, in momenti significativi della propria vita.
"Ho scritto anche una lettera 35 anni dopo, nel 1990, quando abitavo a Carlton [Melbourne]", spiega De Clario, "e dopo ho scritto una lettera anche l'anno scorso, nel 2025".
Fu nel febbraio 1888 che Van Gogh si trasferì ad Arles, nel sud della Francia, per fondare una comunità artistica e un rifugio creativo. Il pittore olandese si stabilì nella Maison Jaune, la casa gialla, un edificio che ritrasse anche in uno dei suoi quadri, e che sarebbe stato poi distrutto durante la seconda guerra mondiale.
In quel periodo Van Gogh dipinse molti quadri, ma scrisse anche innumerevoli lettere, molte delle quali indirizzate al fratello Theo. Un ricco epistolario che aveva affascinato De Clario già da ragazzo.

"Le lettere in qualche senso mi attraevano molto di più dei quadri. Non so come spiegare questa cosa, però ero molto interessato al suo spirito, la sua anima, che descriveva molto bene nelle lettere", spiega l'artista italoaustraliano.
Domenico De Clario, che da un paio d'anni si è stabilito proprio ad Arles, è stato invitato dalla Fondation Vincent Van Gogh Arles a creare una buca delle lettere, che l'artista ha interpretato come due scatole di ottone sovrapposte, che simboleggiano i due piani della Casa Gialla, e sulle quali sono incisi brani tratti da lettere di Vincent van Gogh e Domenico de Clario.
"C'è anche una quarta [lettera], che se seguo questo ritmo di 35 anni, dovrà essere scritta nel 2060. E io ho incaricato, ché ovviamente non ci sarò, che nel 2060 la lettera sarà scritta da tutti i girasoli che Vincent ha dipinto", spiega ridendo.

La Fondation invita chiunque volesse partecipare ad inviare una propria lettera a Vincent Van Gogh, in qualsiasi lingua e da qualsiasi Paese del mondo: "c'è la possibilità di scrivere lettere direttamente indirizzandole a Vincent van Gogh, numero 2, Place Lamartine, 13200 Francia, che sarebbe l'indirizzo della buca delle lettere, e arriveranno ad Arles".
[Le lettere] Verranno esposte in una mostra, credo tra un anno, un anno e mezzo, nella Fondazione, per dimostrare appunto questo fenomeno globale che è Vincent e l'interesse che lui crea nel mondo dell'arte, ma anche generalmente.Domenico De Clario
E le lettere di Domenico? Oltre ad essere incise sulla buca inaugurata recentemente ad Arles, viaggiano sempre con lui, in un piccolo borsello, anche quella che scrisse nel 1955.
"Caro Vincent, ti scrivo perché oggi a scuola il professor Biasini ci ha mostrato un libro con dentro un'immagine di un tuo quadro dipinto ad Arles, intitolato 'La notte stellata sul fiume Rodano'. E immediatamente è stato come se una febbre mi era entrata in corpo..."
Clicca sul tasto "play" in alto per ascoltare l'intervista integrale a Domenico De Clario (con la lettura delle sue lettere)

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