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Dante, oggi e nel futuro, nel film "Mirabile Visione Inferno"

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I lussuriosi in un'immagine del film "Mirabile Visione Inferno", diretto da Matteo Gagliardi. Credit: Stairway Multimedia

Il 25 marzo a Sydney ci sarà una proiezione speciale del docufilm "Mirabile Visione Inferno" al cinema Palace di Leichhardt, in ricorrenza del Dantedì, per ricordarci quanto Dante sia attuale nel mondo di oggi.


Il 25 marzo è da alcuni anni in Italia il Dantedì, giornata dedicata al sommo Poeta, scelta perché proprio in quel giorno del 1300 Dante, secondo la tradizione, si sarebbe trovato nella “selva oscura” da cui inizia il viaggio raccontato dalla Divina Commedia.

È un viaggio che, se siete a Sydney, potrete rivivere nella fase iniziale, quella più oscura, in un evento organizzato dalla Società Dante Alighieri di Sydney che proprio il 25 marzo ha organizzato la proiezione del docufilm Mirabile Visione Inferno al cinema Palace di Leichhardt.

Il regista Matteo Gagliardi racconta ai microfoni di SBS Italian il film che ricostruisce la cantica dell'Inferno, attraverso una selezione di versi danteschi alternati ad immagini dell'"inferno" che l'umanità ha vissuto tra il XX e il XI secolo.

Mirabile Visione Inferno è un documentario sperimentale visto in Italia da migliaia di studenti, e, secondo il regista Gagliardi, in occasione del Dantedì 2026 si arriverà a circa 180.000.

Sono cambiate forse le forme del male, ma non la sostanza.
Matteo Gagliardi, regista di "Mirabile Visione Inferno"

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State ascoltando un podcast di SBS Italian con voi oggi Massimiliano Gugole.

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Nel mezzo del cammin di nostra vita.

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Mi ritrovai per una selva oscura.

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Che la dritta via era smarrita.

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Ahi, quanto a dir qual era e cosa dura.

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Esta selva selvaggia, è aspra e forte.

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Che nel pensiero innova la paura.

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Tant'è amara che poche più morte.

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Ma per trattar del ben che vi trovai?

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Dirò delle altre cose chi v’ho scorte.

Il 25 marzo è da alcuni anni in Italia il Dante di giornata dedicata alla sommo poeta, scelta perché proprio in quel giorno del 1300, Dante, secondo la tradizione, si sarebbe trovato nella selva oscura da cui inizia il viaggio raccontato dalla Divina Commedia. Un viaggio che se siete a Sydney, potrete rivivere nella fase iniziale, quel,

Più oscura in un evento organizzato dalla società Dante Alighieri di Sydney, che proprio il 25 marzo ha organizzato la proiezione del docufilm Mirabile visione inferno al Cinema Palace di Late. È il regista del film Matteo Gagliardi è oggi il nostro ospite qui ai microfono di SBS. Buongiorno, Matteo e grazie per essere qui con noi.

Grazie a voi e buongiorno a tutti.

Ecco nonostante la potenza del testo e delle immagini che evoca sono stati pochissimi i tentativi di tradurre la Divina Commedia in immagini al cinema, che cosa ti ha spinto a poter affrontare questa sfida?

Mah, credo un pizzico di follia in un'epoca molto folle. In realtà nel mio lavoro spesso le idee, le suggestioni,

Vengono facendo cose per cui mi ero trovato a fare un breve documentario sulla cappella degli Scrovegni, di Giotto a Padova che poi è diventato un sito UNESCO e da lì sono entrato di nuovo in contatto con il 300, con tutta l'iconografia dantesca, e giottesca e quindi dantesca, ma forse non tutti sanno che Giotto e Dante sono coeli quindi negli stessi anni forse si narra anche che si siano influenzati l'uno con l'altro.

E e forse incontrati, ma questa è una leggenda, in ogni caso, sicuramente io ho reincontrato loro, ho riscoperto loro e quindi sono stato, fasci- affascinato da dalla riscoperta di questi grandi e da lì a Dante il passaggio è stato breve. Dopodiché è arrivata la grande selva del Covid, il progetto sembrava accantonato e invece questo progetto di documentario è stato ripreso e da lì non mi sono più fermato, quindi è diventata una sorta di magnifica ossessione,

E quindi a partire da mi ricordo cos'è il diciottesimo giorno di lockdown mi sono rimesso a studiare di linea Commedia e quindi sono passati quasi 3 anni, in tre anni siamo usciti in 200 sale in Italia con questo documentario.

E il film ci ricorda quanto Dante sia attuale, anzi, come dice la professoressa interpretata da Benedetta Buccellato, è il futuro. I temi da lui sollevati nel descrivere il lato oscuro del mondo nella cantica dell'inferno si ripropongono quasi uguali nei nostri tempi, quindi tra le immagini ci sono sì le illustrazioni dantesche, ma anche, Donald Trump, i lockdown, i mercati finanziari. Come avete scelto, come hai scelto questi paralleli?

No, ma avete era giusto, giusto. Avete questi lavori non si fanno da soli. Massimiliano ho avuto la fortuna di avere dei validissimi collaboratori che mi hanno che hanno creduto in questo progetto quando era veramente una folle idea, una passa idea, è un film assolutamente sperimentale e soprattutto in questo aspetto che tu hai appena citato di come dire di attualizzazione di di rilettura attualizzante come vogliamo chiamarla o contemporanea di questa cantica eterna che però ecco nel dover scegliere poi le immagini della nostra modernità.

Abbiamo dovuto individuare dei criteri che fossero molto.

Molto condivisibili, non dico universali, ma non dico neanche inattaccabili, perché comunque è impossibile fare delle scelte di questo tipo, scegliere dei personaggi o dei fatti piuttosto che altri, no? del mare Magnum, della storia, soprattutto contemporanea, c'è s- certamente è un un un livello di arbitrarietà, di di, così di di gusto, di di percezione personale che poi abbiamo cercato di rendere il più oggettivo possibile, affidandoci all'iconicità di questi frammenti audiovisivi.

In che in qualche modo hanno un valore storico inoppugnabile che accostati alle tematiche dantesche e alle terzine dantesche ritrovavano una loro piena, come dire, potenza e quindi c'è una sorta di detonazione poetica nel giustapporre, le terzine dantesche a queste immagini così forti e così come dire,

adatte a descrivere l'inferno umano che in 700 anni poi forse non è cambiato più di tanto, son cambiate forse le forme del male, ma non la sostanza e soprattutto l'equazione dantesca, di questo imbuto infernale di questo vortice è rimasta è veramente invariata nella sua nella sua potenza, nel suo nel suo proprio valore umano, poetico letterario.

ecco pubblico privilegiato di questo film sono gli studenti, quindi alcune delle traduzioni delle parole di Dante e le storie di oggi sono anche lì credo per far discutere, per creare dibattito, è così era anche questo uno degli obiettivi del del film.

Questo è l'obiettivo principe, ma devo essere sincero. Non è che quando scritto prodotto e autodistribuito, perché questo film è un film veramente nato da 0 con un budget,

Piccolissimo, una folle idea veramente messa in piedi dal nulla, ma quando l'ho messa in piedi non pensavo troppo alle scuole, se devo essere onesto, pensavo semplicemente a fare un film che avesse un senso per me, che desse un senso alla mia vita, e Dante per me è stata una stella polare in tutta la fase realizzativa e continua ad esserlo, ma evidentemente questo approccio nel mondo della scuola ha trovato una sua piena realizzazione e me ne sono accorto già alle primissime, alle primissime uscite che sono poi avvenute in modo abbastanza casuale.

E da lì in poi abbiamo capito che il mondo della scuola era il contesto in assoluto più adatto per proporre questo film, e così è stato. sì, c'è un grande grandissimo appello di responsabilità alle giovani alle giovani generazioni, a prendere in mano questa vita, questo questo vaso di Pandora che questo film vuole poi rappresentare come se l'avessimo un po' scoperchiato.

Efezionato e prendere in mano una vita e dire okay, ragazzi, questa la vita è que-, il mondo è questo, ora chi è che lo può sovvertire, chi è che può rovesciarne le sorti, siete voi. Quindi è una grande chiamata, in questo senso a una responsabilità personale, civile, umana e anche,

possesso un grande messaggio di speranza per tutti, quindi non solo per i ragazzi, è un film per tutti. In realtà, ma ripeto, nella scuola ha trovato una sua proprio naturale collocazione. Devo dire anche nelle carceri sortisce questo effetto, perché è stato proiettato anche in numerose carceri italiane, tra cui Rebibbia, con i detenuti che sono stati molto, molto colpiti da questo film.

Noi siamo in collegamento con Matteo Gagliardi, regista del docufilm Mirabile visione Inferno, che sarà il Cinema Palace di Laika del prossimo 25 marzo. C'è un passaggio in particolare Matteo del tuo film che mi ha colpito con il trattamento,

Che Dante riserva agli ignavi che mi ha, quello si è riportato davvero bruscamente ai nostri tempi. Per completa chiarezza diciamo che il film è stato realizzato qualche anno fa, quindi non ci sono riferimenti espliciti e diretti alla cronaca di queste settimane, anche se un po' lo sembra. Ascoltiamo un estratto.

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Prima di camminare tra chi ha scelto di fare o farsi del male, il poeta incontra chi nella vita non ha mai scelto, mai voluto, mai fatto.

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Sono gli ignavi.

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Corrono tutti come matti dietro a un'insegna che non dice nulla, contrappasso per chi ha vissuto una vita intera con l'unico stimolo del quieto vivere.

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La sua risposta è simile a quella di tanti altri cittadini di Corleone. Non so niente, non so niente, non so niente.

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Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa, che invidiosi son d'ogni altra sorte.

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Fama di loro il mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna. Non ragioniamo di loro, ma guarda e passa.

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Se si cede a questa presenza interiore,

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Che ci minaccia e ci invita alla rinuncia, si cade nell'ignavia.

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Il peccato di chi non sa nemmeno di peccare. È gente senza identità riconoscibile, e Dante li disprezza a tal punto da averli collocati al di là del bene e del male, vomitati anche da Satana.

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indegni anche di lui.

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ma si rende conto che è buio e che qua non vediamo.

Crocchettino ecco Matteo, quanto è stato facile o difficile adattare Dante ai nostri tempi?

Meravigliosamente difficile. Una grande sfida che abbiamo affrontato veramente tenendo Dante come le terzine di Dante come Pietro Emiliari in un percorso molto tortuoso. Ripeto nel mare magnum della storia nell'umanità abbiamo cercato di di prendere i concetti, cerchi, i gironi, le bolge, tutto ciò che erano i concetti chiave di questi passaggi.

Danteschi e e dire okay, cosa rappresenta nella storia umana nella nella recente storia umana, soprattutto dall'avvento dell'audiovisivo, perché poi questi frammenti non è che si limitano alla nostra contemporaneità, ci sono anche i frammenti, della seconda guerra mondiale, gli anni '70,60, c'è un po' un attingere patrimonio audiovisivo che si è venuta a creare da quando questa invenzione è entrata prepotentemente nelle nostre vite.

Quindi da lì a definire un bel reticolo in cui dire okay, di qua c'è Dante, di qua ci sono le immagini della storia, e a scegliere via via le immagini che fossero più forti, più iconiche, più icassiche possibili in modo da arrivare senza neanche troppi spiegoni, perché abbiamo evitato ogni didascalia, noi abbiamo messo semplicemente queste immagini con le terine.

E

Come dire, questa comunicazione funziona anche senza dover spiegare e collocare geopoliticamente o storicamente le immagini scelte, proprio perché hanno una potenza espressiva così forte,

Immaginate il studente cinese in piazza Tanmen che agita la giacca davanti al carro armato, ecco, puoi spiegare che anno è, che contesto è, ma la forza di quell'immagine rimane resiste alla storia, resiste al contesto, ecco, noi ci siamo affidati a questa potenza, i- ingaggiando anche con lo spettatore un silenzioso livello personale di di di di di emotivo,

Anche perché molti di noi hanno vissuto questi fatti, chi un po' di più, chi un po' di meno, a seconda anche dell'età, li abbiamo vissuti personalmente, cioè, io avevo vent'anni quando gli aerei si sono schiantati nelle Torri Gemelle, e quando rivedo quelle immagini, quelle immagini rievocano a me quei pomeriggi, quell'angoscia, quelle sensazioni, quindi c'è questo sottile ingaggio con lo spettatore, che chiaramente cambia e varia a seconda anche dell'età e nei ragazzi, questo funziona perché c'è anche contemporaneità, ma c'è anche,

La voglia di capire a cosa quelle immagini rimandano, quali fatti e quindi questa iperpessualità è molto vincente soprattutto nel mondo della scuola perché permette uno studio trasversale che coinvolge varie discipline.

Ecco il film è stato visto da tantissimi studenti italiani, oltre 100.000, non so a quanto a quanto siamo arrivati ora.

Ma penso che questo lì imminente potremmo raggiungere i 180.000.

Ecco. E sappiamo che non è sempre facilissimo mantenere l'attenzione di tanti ragazzi davanti a uno schermo, insomma, ci sono immagini forti, ma c'è anche la lettura appunto, di Dante dell'Inferno. Hai accompagnato qualche proiezione, com'è stata l'esperienza di vederlo assieme a loro?

Le avrà fatte, credo di persona almeno una sessantina, è sempre un'emozione e ogni pubblico ovviamente ha un suo carattere, ha una sua chimia, ma le r- i ragazzi alla fine di questo film, generalmente si aprono in un bellissimo applauso di approvazione di di emozione ed escono veramente molto, molto colpiti. Questo lo dicono loro stessi, lo dicono i docenti.

A cui non sembra vero tra l'altro di vedere dei ragazzi rapiti per un'ora e mezzo da Dante al cinema. evidentemente siamo stati in grado di usare gli stessi strumenti di che oggi i ragazzi utilizzano, in questa bulimia di consumo televisivo da social e quindi gli sta ponendo tantissime immagini in un vortice di immagini, che in qualche modo li seducono e li trascinano in un ragionamento.

E quindi in modo costruttivo, non alienante, non angoscioso, siamo riusciti a condurli a a a operare un ragionamento su se stessi, sulla propria vita e sul mondo, e quindi alla fine di questo film, quando poi, vabbè, lo sappiamo no, termine dell'inferno, si torna a rivedere le stelle ecco in quella situazione loro trovano un senso anche,

Anche moltissimo nella scuola si trovano anche una chiave di lettura nel mondo della scuola che sia costruttiva, che non sia opprimente o o costringente, e capiscono che il mondo della scuola è una forma di liberazione, e che la cultura liberazione e l'ignoranza è una prigionia. Questa è un'altra grandissima realizzazione che loro fanno al termine di questo film. Quindi c'è questa liberazione alla fine che li proietta in una scoperta, una riscoperta anche,

Del poeta in un'ottica diversa che non sia quella classica, un po' polverosa, un po' monumentale, che tanta scuola spesso propone che magari allontana un po' i ragazzi dal messaggio profondo che invece, è bellissimo e coinvolgente ed è universale ed è per,

Tante le cose che hai detto si applicano anche ai non studenti, a quelli un po' più grandi come noi vogliamo visto che ci sarà probabilmente un pubblico piuttosto adulto alla tua proiezione, dire anche a loro che cosa vedranno, perché è comunque godibile e interessante questo film.

Perché pur avendo un un- un chiaro intento didattico,

Ma non didattico nel senso proprio più basico del termine, più più che altro pedagogico, ma non vo- non vuole essere didascalico al tempo stesso, è una una necessaria impostazione laddove si è deciso di spiegare tutta la struttura dell'inferno in 93 minuti. Penso che 93 minuti non potrebbero bastare nemmeno per parlare esaustivamente di un solo canto, okay?

Però ecco, con questa impostazione che vuole essere completa ma non esaustiva, completa nella struttura ma necessariamente inevitabilmente non esaustiva, lo abbiamo provato comunque a metterci un po' tutto quello che fossero un po' i personaggi principali, gli snodi principali nelle persone più note,

E quindi questo in qualche modo vo- diventa suo malgrado, o forse volontariamente un grande ripasso, un veloce ripasso di tutta la cantica, e bisogna essere predisposti un po' anche a questo, cioè non dico a tornare a scuola, ma quanto meno a ripassare tutto un percorso che magari gli hanno fatto molti hanno fatto tanti anni prima, quando erano al liceo o alle superiori,

E che oggi si ritrovano magari a riscoprire con un'ottica completamente diversa che non è solo grazie al nostro film, ma grazie alla loro stessa esistenza, perché Dante, letto a 16 anni, riletto a 30, riletto a 40, 50, cambia. E quindi questo è una cosa bellissima perché è uno specchio, uno specchio che mostra anche noi stessi, cambia perché cambiamo noi. E quindi i ragazzi si sono visti in un certo modo, e gli adulti si vedranno in un altro.

Ed è questo forse il valore più importante di cui questo film è riconosciuto, tutto qua.

Domanda alla fine forse un po' scontata, ma questo film è il primo di una trilogia.

Vuole esserlo non solo Peter Jackson, quindi diciamo che l'uscita di questa trilogia dipende da tanti.

fattori che sono ancora sotto tutti i punti di vista creativa, ideativa, economica. Quindi ci sono dei fattori che incidono sulla possibilità che questo diventi una teologia o rimanga un primo capitolo. In realtà, purgatorio e sviluppo. Quindi vogliamo continuare e ci auguriamo che questo possa accadere nel giro di un anno o due, quindi tra un paio d'anni ecco riuscire a,

A parlare di purgatorio e di come questo percorso ci porta sempre più in alto, dopo il descenso dantesco abbiamo, la salita del monte di questa montagna psicocosmica che è purgatorio che ci avvicina, a tante belle cose che può, casomai forse si spera, potremo poi raccontare in paradiso.

Ricordiamo quindi che mirabile visione inferno sarà al Cinema Palace di Lighthead mercoledì 25 marzo, ci sarà un aperitivo di benvenuto alle ore 17:45 con il film che inizierà alle ore 18:15, un evento organizzato dalla società Dante Alighieri di Sydney. Potete prenotarvi.

lo vorrete andando nella sezione eventi del sito della Dante che è dante alighieri.com.au e noi ringraziamo il regista Matteo Gagliardi per avere parlato di questo film qui con noi oggi su SBS.

Grazie a voi, grazie a tutti, un saluto e chissà, magari fra un paio d'anni ci riproviamo a parlare appunto nel prossimo. Arrivederci, arrivederci.

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