Il settantaseiesimo Festival di Sanremo si è aperto con la voce di Pippo Baudo, in un omaggio voluto da Carlo Conti che ha riportato il pubblico alle radici della kermesse. Dal 1951, quando Nilla Pizzi vinse con “Grazie dei fiori” al Casinò di Sanremo, fino alle edizioni più recenti all’Ariston, il Festival continua a rinnovarsi senza perdere il suo ruolo simbolico.
Oggi è uno degli eventi televisivi più seguiti in Italia, con oltre 10 milioni di spettatori a sera nelle precedenti edizioni e con picchi di share che sfiorano il 60 per cento nella finale.
“Sembra che sia ritornato proprio il festival della canzone italiana”, ha commentato Nick Lavermicocca da Sydney, sottolineando il ritorno alla centralità della melodia e dei testi in questa edizione 2026. Per lui, che lo segue “religiosamente” dal 1981, Sanremo è un appuntamento fisso, oggi finalmente accessibile anche in Australia in diretta e in alta definizione.
Da Sanremo, dove si trova in questi giorni, la cantante italoaustraliana Gisella Cozzo parla di un’edizione segnata da molte nuove proposte. “È un Sanremo degli emergenti”, afferma, ma è anche un'edizione segnata da una forte presenza femminile, e cita Serena Brancale, Arisa e Levante, non dimenticando la "solidità vocale" di Sal Da Vinci con la sua Per Sempre sì.
Ma Sanremo non è solo gara e classifiche. Tra nostalgie, nuove proposte e classifiche provvisorie, i nostri ascoltatori raccontano anche che Sanremo rappresenta tradizione e identità.
Per l'ascoltatrice di Melbourne Laura Bellieni, infatti, il Festival è diventato durante la pandemia un momento di condivisione con amici e colleghi. E oggi rappresenta per lei “un pezzo di casa lontano da casa”, un’occasione per restare in contatto con la cultura musicale italiana e farla conoscere anche agli australiani.
Tra polemiche, pronostici e ritornelli che restano in testa, Sanremo continua così a raccontare qualcosa dell’Italia di oggi, anche a chi la guarda dall’altra parte del mondo.
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