La terza parte della storia di Rocco Perna si apre con una riflessione sull’impatto che il trasferimento agli antipodi ha avuto sulla sua vita. Perché lasciare Torino negli anni ’80 – quando “l’Italia era l’Italia da bere” – fu per la sua famiglia un vero terremoto.
“Avevo tutto ciò che molti giovani desideravano: un lavoro sicuro, una casa, una moglie, un figlio, la famiglia vicina. Nessuno capiva perché avessimo deciso di andare dall’altra parte del mondo”, ricorda a SBS Italian.
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Rocco Perna nel 1998 Credit: courtesy of Rocco Perna
Per Rocco e sua moglie Concetta, i primi tempi in Australia sono comunque stati un misto di spaesamento e scoperta. Le amicizie sono inizialmente nate grazie al figlio e ai playgroups, poi col contributo alla comunità italiana.
In casa Perna le affiliazioni sono tre: la terra natale lucana, Torino – la città della formazione – e l’Australia, luogo della realizzazione professionale e familiareRocco Perna
L’incontro con padre Nevio ha poi segnato una svolta: da lì è nato un impegno costante nel volontariato per gli Scalabriniani, che è in seguito diventato uno dei ponti più solidi tra la vita precedente della famiglia Perna e quella nuova.
Con gli anni, anche l’identità familiare si è trasformata. I due figli sono cresciuti tra due culture, ciascuno a modo suo. “Uno è più italiano, l’altro completamente australiano”, sorride Rocco. “Il più piccolo è un contrasto vivente: mediterraneo nell’aspetto, anglosassone nella testa”.
Oggi l’Australia è la sua base principale: qui vivono i figli, qui è nato il nipote. Ma l’Italia resta comunque un punto fermo, il luogo nel quale tornare con regolarità.
Con il pensionamento, del resto, è arrivato un nuovo equilibrio: metà anno in Italia, metà in Australia. Un ritmo che permette a Rocco di prendere il meglio da entrambi i mondi: la cultura e la storia da una parte, gli spazi, la natura e la qualità della vita dall’altra.
Non bisogna avere paura dei propri sogni, neanche di quelli che sembrano impossibiliRocco Perna
“Ho imparato a non cercare in Italia ciò che non può offrire, e a non chiedere all’Australia ciò che non ha. Così ho iniziato a godermi davvero entrambe”, racconta.
Dopo una vita trascorsa tra due mondi, cosa resta? Rocco risponde senza esitare: la capacità di ascoltare, di aprirsi, di accettare nuove culture e nuove sfide. E soprattutto, la libertà di seguire le proprie aspirazioni. “Non bisogna avere paura dei propri sogni”, dice. “Anche quelli che sembrano impossibili. Bisogna guardarsi allo specchio, fare un po’ di introspezione e trovare il coraggio”.

Rocco con i genitori, la moglie Concetta e il figlio Alessandro Credit: Courtesy of Rocco Perna










